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Patty l’ipocrita

Posted by franco carlini su 18 gennaio, 2007

Il web è pieno di foto di Patty Stonesifer: una signora americana sotto i 50, ritratta dal palco di convegni sulla responsabilità sociale o meglio ancora circondata da bambini del Botswana sorridenti. È  Chief Executive Officer della fondazione Bill e Melinda Gates, la quale  dispensa aiuti miliardari nel mondo per combattere (con più soldi e efficienza delle Nazioni Unite) le malattie dei paesi più poveri come Aids e malaria. La signora però non manca di una certa dose di ipocrisia, come ben s’intende dalla sua letterina di 162 parole pubblicata domenica 14 dal Los Angeles Times. Il quotidiano aveva indagato pazientemente sulle attività della fondazione, scoprendo che essa investiva il suo patrimonio in aziende assai poco responsabili, quanto a tutela dell’ambiente e dei diritti. Nei giorni successivi un’altra Ceo, Cheryl Scott, aveva dichiarato al Seattle Times che la Fondazione, rimanendo fedele ai suoi valori, avrebbe rivisto le sue politiche di investimento: «esamineremo altre strategie che possano realizzare un ruolo responsabile e formalizzeremo il processo con cui analizziamo e controlliamo questi problemi».   

Era una generica ma saggia risposta alle critiche, ma Patty ha rimesso le cose a posto: «le storie da voi raccontate di persone che soffrono ci toccano tutti. Ma sarebbe ingenuo suggerire che un azionista possa fermare tali sofferenze. Delle modifiche nelle nostre pratiche di investimento avrebbero un impatto nullo o piccolo su tali questioni. L’attivismo degli azionisti ha fini meritevoli, ma noi pensiamo che un modo più diretto di aiutare la gente sia attraverso il finanziamento dei progetti … Il Times suggerisce che facciamo degli investimenti segreti (ma) Bill e Melinda Gates hanno sempre esaminato gli investimenti e continueranno a farlo». 

Un esempio di attivismo degli azionisti è quello di Greenpeace che come Gates ha comprato azioni di BP ma che le usa per chiedere all’azienda petrolifera di non cercare petrolio in Alaska. Le fondazioni Ford e Rockfeller hanno anch’esse politiche attive, lo conferma uno studio del sito-giornale http://www.philanthropy.com.

Il quotidiano a sua volta fa notare di avere chiesto chiarimenti alla Fondazione, di non avere avuto risposta prima della pubblicazione dell’inchiesta e che nei prospetti ufficiali (che Patty dichiara aperti) non c’è alcuna informazione su 4,3 miliardi di dollari genericamente classificati come prestiti.

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