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Editori scientifici arruolano le Pr

Posted by franco carlini su 8 febbraio, 2007

Gli editori delle riviste scientifiche hanno paura dell’open access. Non sarebbe una gran notizia se non fosse che ora hanno incaricato Eric Dezenhall, il cosiddetto «Pitbull delle public relations», di aiutarli a resistere alle riviste che pubblicano in forma aperta i dati e gli articoli scientifici rendendoli liberamente accessibili sull’internet. La Dezenhall Resources è specializzata in operazioni di Relazioni Pubbliche per risollevare le sorti di corporation in difficoltà. C’era lui dietro ai soldi che la Exxon Mobil spendeva per screditare Greenpeace, così sostiene Business Week. Il nostro ha lavorato  anche per Enron e per le multinazionali del farmaco. La sua missione è «disseminare “buone notizie” per proteggere la reputazione e le attività di chi deve fronteggiare accuse gratuite».

Ora i più grandi editori di riviste scientifiche a pagamento, tra cui Elsevier e Wiley, devono fronteggiare un movimento open assai vasto, a partire dai giganti Public Library of Science e PubMed Central, che sta raccogliendo sempre più consenso tra i ricercatori. Negli ultimi anni ci sono stati casi di intere redazioni che si sono licenziate per fondare riviste «cloni», più economiche o consultabili via internet a basso prezzo. Barbara Meredith, vice presidente della Association of American Publishers, riassume così la situazione: «siamo sotto assedio».

Dezenhall suggerisce che l’editoria scientifica debba uscire dall’angolo. Perché «la comunicazione sui media non è uguale a un dibattito intellettuale», non importa chi ha ragione, ma chi usa meglio le sue armi. Quindi si passa all’attacco, per esempio sostenendo che «open access è uguale a censura governativa», riferendosi alle forti spinte (in Usa ma anche nel resto del mondo, non ultima la Cina) per rendere obbligatoria la pubblicazione aperta dei risultati di tutte le ricerche pagate con fondi pubblici. Niente campagne di massa però: secondo il «pitbull» bisognerà concentrarsi da subito su giornalisti e politici perché «è difficile combattere un avversario che è in possesso di un messaggio migliore: informazione libera». Esatto.

Alessandro Delfanti

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