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I blogtrotters a caccia di tendenze

Posted by franco carlini su 15 febbraio, 2007

Quei cercatori di dati di Umbria, specialisti nel percorrere milioni di siti per cavarne informazioni utili per tutti i clienti I committenti Aziende, politici in campagna elettorale, agenzie di marketing. E perfino la Cia
Andrea Rocco
Umbria non è solo «il cuore verde d’Italia», come era scritto nei sussidiari. E’ anche un’azienda leader nel mondo dei Blogtrotters, che è piccolo, ma in grande crescita ed è fatto di cercatori di dati specialisti nel percorrere milioni di siti e blog per cavarne informazioni utili per clienti, aziende, uomini politici, agenzie di marketing.
Umbria (www.umbrialistens.com/) è nata in quella sorta di Berkeley delle Montagne Rocciose che è la cittadina universitaria di Boulder, in Colorado, a poche decine di chilometri da Denver. Fondata da Howard Kaushansky, che si definisce «serial entrepreneur» (dopo i killer, anche gli imprenditori hanno una certa coazione a ripetere), da David Howlett e da Ted Kremer, Umbria ha 29 dipendenti e una batteria di clienti di tutto rispetto.
Quello che Umbria vende sono dati, tendenze e fenomeni ricavati dall’analisi di milioni di blogs, dallo scavo nella cosiddetta blogosfera. Su questo universo, spesso rappresentato graficamente proprio come una sfera (per vederne un’affascinante versione si può andare sul blog di Matthew Hurst all’indirizzo http://datamining.typepad.com/gallery) Umbria, e i suoi concorrenti come BuzzMetrics, fanno operazioni che vanno aldilà delle tipiche attività dei motori di ricerca specializzati in blog (come Technorati) che analizzano semplicemente la blogosfera evidenziando le menzioni più rilevanti su un certo argomento.
«Noi iniziamo a lavorare dove i motori di ricerca smettono», ha detto recentemente Ted Kremer al settimanale alternativo di Denver WestWord. Per esempio nel caso del consumo di prodotti biologici, Umbria deve rispondere a domande del top: come parlano i bloggers del cibo biologico rispetto a quello tradizionale? Chi conduce le conversazioni on-line e come si differenziano le opinioni dei vari gruppi demografici? Quali sono i criteri usati dai consumatori per scegliere prodotti bio rispetto a quelli tradizionali? Quali sono le implicazioni per un’azienda che volesse passare al biologico?
Per farlo non bastano i classici software di statistica, soprattutto in un ambiente dove le regole culturali, grammaticali, sintattiche e grafiche sono diverse da quelle tradizionali e in continua fluttuazione. Così Umbria combina la lettura manuale con un software suo specifico. C’è un tipo, Jacob Warner (il suo mestiere è quello di «blog annotator»), che si legge migliaia di testi (post) ogni giorno, evidenzia i cosiddetti «spam blogs» (o splogs), i blogs pubblicitari o auto-generati e soprattutto annota i propri criteri per eliminare queste informazioni improprie, trasformandoli in criteri utilizzabili dal computer, che in questo modo li impara.
Umbria ha anche creato un software chiamato Così che è l’acronimo di Cicero Opinion Software Interface, ma anche un richiamo alla parola italiana; esso legge la blogosfera, dividendo la massa di dati in segmenti più specifici e rilevanti.
Così è anche in grado di determinare sesso, età , o meglio appartenenza generazionale, degli autori dei blog, pur se anonimi. Con questi strumenti Umbria dice di essere stata in grado di rilevare (per Cnn) i favori dell’elettorato per Bush rispetto a Kerry alla vigilia del voto del 2004, la popolarità costante del campione di basket Kobe Bryant nonostante le accuse di violenza sessuale (per Nike), il crescente interesse delle donne per la birra Guinness e ha favorito la nascita di prodotti fondamentali per l’evoluzione della civiltà, come i lecca-lecca per cani.
Sotto la sua lente sono finiti anche tendenze più disturbanti, veri e propri «usi impropri» dei prodotti, come l’utilizzo di sport drink (tipo Gatorade) per preparare bevande alcoliche da parte degli studenti dei college, o l’abitudine del 60% degli americani di mangiare cruda la pasta refrigerata per fare i biscottini.
Le attività di Umbria e dei suoi concorrenti qualche perplessità la fanno comunque nascere. Da un lato perché gli indicatori del successo di un prodotto o di un politico non sono necessariamente legati alla frequenza delle menzioni (e Così non è in grado di riconoscere sfumature essenziali come ironia e sarcasmo).
Dall’altro perché esistono voglie di «imprevisto» nel comportamento dei consumatori che li faranno comunque uscire dalle caselle per loro predisposte. Resta il fatto, come ha osservato Michael Silberstein, professore di filosofia della scienza ad Elizabethtown College in Maryland, che anche nel caso di Umbria si mette in evidenza una sostanziale ambiguità della blogosfera e in generale dei cosiddetti social media o consumer generated medi: «Non capisco perché ci sia gente che fa gratis il lavoro per i pubblicitari. Da un lato la blogosfera dà voce alla gente ed è una iniezione di vitalità per la democrazia, dall’altro ha questa forte componente di voyeurismo e di esibizionismo che mi fa rabbrividire». Senza contare le implicazioni politiche. Candidamente, a Umbria raccontano che qualche tempo fa si è fatta avanti la Cia, chiedendo collaborazione su certe indagini. Rifiutata, almeno per ora.

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