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La proprietà intellettuale in Bocconi

Posted by franco carlini su 15 febbraio, 2007

La questione della proprietà intellettuale è molto complicata e non riguarda solo le tecnologie o i giuristi. Piuttosto «investe la società nel suo insieme» perché «i beni che costituiscono l’oggetto del diritto d’autore riguardano ciascun cittadino nella misura in cui appartengono all’ambito della cultura, dell’informazione, del sapere in senso ampio. E’ interesse di tutti che tali beni continuino a essere liberamente generati e restino un patrimonio condiviso della collettività». Ce lo ricorda opportunamente Piergaetano Marchetti, notaio in Milano, presidente del consiglio di amministrazione del gruppo Rcs. L’occasione è un tempestivo volume edito dall’università Bocconi: «Proprietà digitale» (Egea, 2007) curato da due docenti dello stesso ateneo, Maria Lillà Montagnani e Maurizio Borghi. Per una volta gli atti di un convegno non sono noiosi né invecchiati, anche se si tratta di testi da studiosi e da studiare. L’oggetto in particolare sono i sistemi di Digital Rights Management con cui di recente i titolari dei diritti hanno cercato di adattare il vecchio e tradizionale diritto (che nelle prime versioni risale alla regina Anna d’Inghilterra, anno 1710).
Quel diritto in realtà è già cambiato più volte negli anni, sia nelle norme concrete (continuo allungamento degli anni di monopolio) sia nella concezione. Tuttora in esso convivono almeno due versioni, una che chiameremo copyright, relativa ai diritti di riproduzione, l’altra che si cura specialmente del diritto morale dell’autore (a essere riconosciuto come tale e a tutela del suo nome e della sua opera). Il Drm dunque arriva ad accelerare il processo e nello stesso tempo a creare nuovi problemi. Così gli autori non mancano di notare che siamo ancora ben lontani dall’aver raggiunto un nuovo e sensato equilibrio tra gli interessi dei creativi, degli intermediari, dei clienti e della comunità pubblica nel suo insieme. I lucchetti digitali, viene fatto osservare criticamente, provocano un’ulteriore e discutibile torsione «sottraendo al legislatore (e quindi alla società) la decisione circa l’equilibrio tra interesse pubblico e interesse privato» (Marchetti). E’ un testo utile e attuale, a molte facce, quante sono le sfaccettature del problema.

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