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second life, un alienante e costoso metaverso

Posted by franco carlini su 22 febbraio, 2007

http://www.second life, un alienante e costoso metaverso
Un mondo che esiste solo nel web. Ma che raccoglie più di 3 milioni di utenti registrati. E a volte ci si sta contemporaneamente anche in 30.000
Agostino Giustiniani


Second Life (www.secondlife.com) ruota attorno a una grande e furba intuizione. Se nei videogiochi c’è a monte una sceneggiatura ricca e raffinata e un’enorme quantità di lavoro tecnico, gli inventori di questo mondo virtuale, che esiste solo sul web, hanno «soltanto» creato una piattaforma software lasciando poi che siano gli utenti a popolarlo di personaggi e arricchirlo di installazioni e di altri software, da loro stessi realizzati. Per «entrare» basta collegarsi e scaricare gratuitamente un programma sul proprio computer con cui poi muoversi e agire in SL. Tecnicamente dunque è una classica configurazione client-server: al centro un computer gestisce le interazioni, le quali vengono svolte localmente, grazie al software scaricato.
Ogni nuovo entrante potrà scegliere le caratteristiche del suo alias (avatar) dal nome al sesso e all’abbigliamento, e decidere se investire subito una certa somma di denaro nella costruzione della sua vita virtuale oppure andare in giro a guadagnarseli. La moneta di questo mondo è il Linden Dollar (L$, dal nome dell’azienda, Linden) per ottenere i quali occorre versare dei dollari Usa. Le quotazioni variano di giorno in giorno, ma oscillano tra i 250 e i 300 L$ per un dollaro Usa. In questo modo gli ideatori si coprono le spese e guadagnano, senza bisogno di far pagare l’ingresso nel loro mondo e senza ricorrere alla pubblicità. Il successo di SL è stato travolgente e oggi raccoglie piùdi tre milioni di utenti registrati. In qualche momento circa 30 mila di loro sono collegati contemporaneamente. E’ stato un gran colpo mediatico, dato che tutti i principali giornali gli hanno dedicato grandissimo spazio ed elogi persino esagerati. Altrettanto rapida è stata la corsa di molte aziende ad aprire negozi e uffici in quel mondo di fantasia, giusto per poter dire «ci sono anch’io» e apparire così modernissime. C’è anche l’agenzia Reuters, così come il Ceo della Ibm, Sam Palmisano. La Bbc già l’anno scorso affittò un’isola per svolgervi un concerto per avatar, in contemporanea con quello in corso nella Real Life. E c’è stata anche una manifestazione di sinistra contro la presenza del razzista Le Pen.
Solo un gioco dunque? Sembra proprio di sì. Altre interazioni sociali di rete hanno effetti ben reali sul mondo reale, perché persone, anche se magari anonime, creano insieme delle idee e persino si auto-organizzano per temi. E anche nel leggendario romanzo Snow Crash (Neal Stephenson, anno 1992) i personaggi entravano e uscivano dai due mondi. Qui finora non è successo nulla del genere, se non l’illusione di una vita migliore, forse perché il mondo che c’è fa un po’ schifo. Eppure è troppo simile a quello vero, con affari e affaristi, e troppo finto per essere vero. Quello di Second Life non sembra un altro mondo possibile e nemmeno la sua visione utopica.

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