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articoli e appunti da franco carlini

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No war su second life

Posted by franco carlini su 1 marzo, 2007

La prima manifestazione contro una possibile nuova guerra di Bush in Iran non si è scolta nel mondo reale, ma in quell’universo parallelo, virtuale ma reale rappresentato da Secon Life. Alessandra Carboni c’era e la racconta.

Alessandra Carboni

Martedì 20 febbraio scorso, mentre mi trovavo a ballare in uno dei miei locali preferiti ho ricevuto questo messaggio: «Abbiamo bisogno di gente a Capitol Hill 2 (in SL esiste una riproduzione virtuale dell’edificio del Congresso americano, ndr). Stiamo dimostrando contro gli Usa, che si stanno preparando ad attaccare l’Iran. Riuscite a venire qui portando con voi un po’ di amici?».

Ho preso al volo il teleport e mi sono recata all’indirizzo indicato, curiosa di vedere cosa stesse accadendo. Nella piazza antistante il palazzo si erano già riuniti i primi residenti di SL, qualcuno se ne stava in posizione più defilata, osservando, altri camminavano o ballavano agitando cartelli che recitavano: No war on Iran!.

 

Un ragazzo di nome Rascal incitava la gente al grido di «Questa è una dimostrazione contro l’amministrazione repubblicana americana, imperialista e militarista, che minaccia i confini dell’Iran! Nessuna guerra contro i bambini iraniani!», mentre Plot distribuiva le magliette della protesta. Anche io ne ho ricevuto una, e in molti l’hanno indossata.

– Perché gli States possono avere il nucleare e gli stati più piccoli no?

– Chi è il vero terrorista?”

– Via le mani dall’Iran!”

Io ascoltavo, cercando di captare le discussioni più animate che via via si accendevano tra i presenti:

«Perchè protestate? Gli americani sono lì per impedire la produzione illegale di droghe e per fermare i terroristi»
«Io sono di stanza in Iraq da quando avevo 19 anni, e ora ne ho 23. So cosa sta succedendo in Iran, e bisogna davvero andare a fare qualcosa, credetemi».

«Non è per il terrorismo! Vogliono solo il petrolio!».
«Gli Usa non hanno il diritto di invadere altre nazioni!».

«L’Iran non vuole che gli si dica che non può avere l’energia nucleare, ma questo non significa che la voglia usare per fare una guerra. Mi preoccupa di più Israele, che già ce l’ha, il nucleare».

«E anche gli Usa, e la Cina, la Russia, la Francia, e il Pakistan, l’India… Perchè l’Iran non può?»

«Perché Bush non vuole!»

«Bush? Bush è il migliore presidente che abbiamo mai avuto!»

Intanto la gente continuava ad arrivare. Gli slogan venivano ripetuti, ritmicamente, nuovi cartelli di protesta venivano alzati, e mentre qualcuno scattava fotografie qualcun altro osservava e ascoltava tutto, lontano dall’agitazione, nella quiete dell’arena del Palazzo: un gruppo di 5 uomini, avatar in giacca e cravatta, camicia azzurra, scarpe lucide. Apparentemente in silenzio, ma probabilmente comunicando fra loro in privato. «Eccoli lì – mi son detta – che ci tengono sott’occhio».

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