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Il pirotecnico viaggio di Craig Venter

Posted by franco carlini su 5 aprile, 2007

Alessandro Delfanti

Imbarcate qualche biologo, una schiera di giornalisti, un’idea geniale e un bel po’ di dollari su uno sloop di trenta metri, e poi spediteli a fare il giro del mondo sulle tracce del Beagle, il brigantino che negli anni Trenta dell’Ottocento ha portato Charles Darwin nei luoghi che lo avrebbero ispirato a concepire la sua teoria dell’evoluzione. È quello che ha fatto Craig Venter, lo scienziato-imprenditore per eccellenza, protagonista nel 2000 del sequenziamento del genoma umano. Con la Celera Genomics, un’impresa privata, aveva gareggiato con il consorzio pubblico globale dello Human Genome Project. Ora Venter ha pubblicato sulla rivista scientifica PLoS Biology (che gli ha dedicato un intero numero) parte dei risultati della spedizione attorno al mondo della sua nave: metà laboratorio galleggiante e metà corazzata comunicativa, il Sorcerer II, che in inglese significa stregone, è partito nel 2003 da Halifax in Canada ed è tornato in porto nel 2005, passando per il Mar dei Sargassi, le isole Galapagos e la Polinesia Francese.
Per quasi due anni ha filtrato l’acqua degli oceani, raccogliendo e catalogando genomi batterici sconosciuti. Venter, come Darwin, è andato a caccia di biodiversità, sostituendo fringuelli e iguane con batteri e virus. Ma non è quella la differenza principale tra Beagle e Sorcerer: se Darwin osservava, io intervengo, sostiene Venter, e lo fa applicando ai microrganismi le tecniche bioinformatiche «shotgun» a suo tempo sviluppate per sequenziare il genoma umano, cioè frantumando e ricomponendo i genomi batterici raccolti dal Sorcerer. I risultati sono impressionanti: sette milioni di sequenze di Dna analizzate, per un totale di sei miliardi di nucleotidi, insomma uno dei più grandi database genomici del mondo; migliaia di nuove famiglie di proteine, migliaia di nuove specie batteriche. Per immagazzinare questi dati e metterli a disposizione dei ricercatori di tutto il mondo è stata creata ad hoc una banca dati open access (anche se il governo dell’Ecuador non si fida e per tutelarsi da possibili azioni di biopirateria non permette la pubblicazione dei dati raccolti nelle sue acque territoriali). Eppure, secondo Venter, non abbiamo che cominciato a «grattare la superficie» dell’enorme diversità microbica – e genomica – del pianeta, che in futuro dovrebbe permetterci tra le altre cose di produrre energia e di combattere il riscaldamento globale: la spedizione è stata finanziata dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. Come dice Venter poco modestamente, con le biotecnologie (e con i suoi dati) produrremo microrganismi con i quali «cambieremo il corso dell’evoluzione! E per il bene dell’umanità eviteremo la catastrofe planetaria!» .
In queste settimane, come sempre quando c’è di mezzo Craig Venter, la stampa di tutto il mondo sta parlando di questa ricerca. Oltre che scienziato e imprenditore di successo, capace di raccogliere grandi capitali privati e pubblici e costruire enormi progetti di big science, Venter è un comunicatore nato. A bordo del Sorcerer II, per esempio, c’era un’intera troupe di Discovery Channel, che vi ha girato un documentario intitolato Cracking the Ocean Code, cioè «svelare il codice degli oceani», nel quale Venter nuota con le tartarughe giganti delle Galapagos e racconta la sua nuova avventura. Sul sito http://www.sorcerer2expedition.org è possibile seguire la rotta del Sorcerer II tramite una mappa interattiva, che ci aggiorna sulla posizione attuale della nave e ci mostra, per ogni località toccata dal viaggio, le foto degli abbronzantissimi biologi del Venter Institute in azione. Inoltre si trovano spiegate in modo molto semplice le tecniche di raccolta e sequenziamento dei genomi adottate dalla spedizione, il tutto con il sottofondo del rumore delle onde solcate dallo sloop.
Venter dimostra di saper giocare con il suo personaggio e con la potenza comunicativa della sua nave, che è una miniera di immaginari: il viaggio, la scoperta, il nuovo Darwin. La ricchezza della vita, la frontiera, l’impresa eroica. I confini svaniscono: dove finiscono le esigenze scientifiche e dove cominciano quelle comunicative? Inoltre, Venter non si accontenta di pubblicizzare una ricerca scientifica, di scrivere un comunicato o di invitare dei giornalisti a una conferenza stampa, ma sa sfruttare al meglio tutti gli strumenti a sua disposizione. Per la scienza «post-accademica», nella quale la comunicazione è un elemento indispensabile per acquisire legittimità e dialogare con la società, il caso di Craig Venter è certamente uno dei più interessanti.

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Una Risposta to “Il pirotecnico viaggio di Craig Venter”

  1. […] Qui un articolo più ampio uscito il 5 aprile sul Manifesto […]

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