Chips & Salsa

articoli e appunti da franco carlini

  • fc

Disse il contatore alla centrale

Posted by franco carlini su 26 aprile, 2007

Banda sempre più larga e tecnologie wireless favoriscono il dialogo tra le macchine

 

M2M o machine-to-machine. Un peer-to-peer senza umani di mezzo, se non in veste di controllori e utilizzatori del flusso di dati. Praticamente infinita la lista delle applicazioni possibili, dalle più utili alle più futili

Patrizia Feletig

La caldaia si arresta: parte una segnalazione di allarme via Sms o Gprs all’assistenza tecnica. Dopo un’ora non si è presentato nessuno, ma il guasto è riparato. A distanza. Come se si trovasse sul posto, il tecnico si è collegato via web al pannello di controllo. Ha controllato lo stato della temperatura, la pressione, il livello, consultato lo storico di funzionamento, esaminato una riproduzione dello schema dell’impianto e rimosso l’anomalia. Poco dopo sul suo Pda compare una segnalazione da un altro impianto. Questa volta, dopo la telediagnosi, il tecnico istruisce la squadra che si recherà sul posto, con l’esatta determinazione del problema in corso e con il dettaglio dei ricambi necessari. Intanto, i dati del pronto intervento sono esportati verso il sistema informativo aziendale per la fatturazione automatica. La telegestione del riscaldamento che può portare fino a risparmi del 30% nei costi di manutenzione, è una delle tante nel settore M2M. L’acronimo sta per comunicazione Machine-to-Machine e indica l’infrastruttura hardware e software che permettere alle macchine di dialogare con altre macchine.
La diffusione progressiva delle tecnologie senza fili (Gsm,Gprs, Umts, WLan, Bluethooth), associata alla sempre maggiore disponibilità di banda e l’evoluzione al ribasso dei costi delle connessioni mobili, facilitano la lievitazione del mercato M2M aprendo a un numero esponenziale (e fantasioso) di applicazioni. Dai distributori automatici ai sistemi di lettura a distanza, dal trasporto e logistica al monitoraggio della salute, dalla sicurezza alla domotica. Come la famosa casa intelligente – di cui si favoleggia da anni – con lavatrici in grado di decidere il ciclo di lavaggio interpretando i tag elettronici degli indumenti. In attesa dell’avvento dell’«Internet delle Cose» la comunicazione tra gli oggetti cresce con tassi del 20-30% all’anno. Il carattere innovativo del M2M non deriva tanto dalle tecnologie, quanto dalla visione di far comunicare le macchine autonomamente via rete mobile, fra loro e/o con i centri di controllo.
I sensori installati su distributori automatici, contatori, bancomat, colonnine Sos autostradali, percepiscono l’ambiente circostante e reagiscono a eventuali cambiamenti. Il valore aggiunto sta nella trasformazione di questi dati grezzi rilevati in informazioni utili per le operazioni di misurazione, contabilizzo, controllo e manutenzione. Si accerta così il livello di riempimento di un distributore. Si vigila sulla conservazione dei prodotti durante la catena del freddo. Si conteggiano i chilometri percorsi da una vettura per attuare, ad esempio, polizze assicurative modulari basate sul principio Pay as you drive. Associando i moduli M2M con sistemi satellitare si localizza un container in viaggio, soprattutto se contiene merci preziose, tossiche o infiammabili. Si rilevano e controllano sull’arco della giornata i valori di pressione sanguigna di un paziente che non è necessario mantenere ricoverato in ospedale.
Nel rapporto presentato 2 anni fa dall’International Telecommunication Union, agenzia delle Nazioni unite, si stimava che nei prossimi anni il numero di utenti non-umani che genera e riceve traffico wireless sarà superiore di almeno 20 volte al numero di persone abbonate. In Europa, tra contatori di acqua, gas e elettricità, veicoli, centraline d’allarme e distributori automatici si contano oltre 600 milioni di potenziali connessioni M2M mobili. Negli Stati Uniti, alla fine del 2006, secondo gli analisti di Berg Insight, raggiungevano circa i 9 milioni.
L’Italia vanta numeri interessanti sia in termini di unità di moduli installati (oltre 600 mila nel 2005 secondo le anticipazioni del rapporto che verrà presentato a Milano al M2M Forum 2007 di fine mese) che di società operanti nel settore. La terza a livello europeo, Telit, è proprio un’azienda di origine italiana il cui capitale, dopo essere passato sotto il controllo di un fondo d’investimento inglese, ritorna in mani nazionali grazie all’operazione di management buy out messa a segno da Franco Bernabé e l’amministratore delegato della società Oozi Cats.
Non sono solo i capitali a muoversi, ma in controtendenza con il fenomeno di off shoring industriale, Telit riporta in Italia, a Vimercate, il 70 % della produzione dei moduli M2M – sviluppati nei suoi centri di ricerca di Trieste, Cagliari e Seoul. L’obiettivo è trasferire entro un anno anche il rimanente 30% dalla Corea.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: