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articoli e appunti da franco carlini

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Diventare giornalisti 2.0

Posted by franco carlini su 3 maggio, 2007

Come cambiano ruolo e mestiere dei professionisti dell’informazione ai tempi del web

 

Come, per gestire anche un singolo argomento, ci si debba trasformare in un micro-caporedattore. Le scelte sui modi della messa in pagina o sull’on line della notizia, il modo di darla e commentarla

Franco Carlini

Ancora giornalisti dunque, sulla carta come sul web. Il ruolo dell’intermediario delle notizie resta, per quanto di questi tempi non particolarmente apprezzato, ma conserverà il suo ruolo (e anche il suo potere) solo se saprà cambiare. Ma come? C’è intanto un problema di organizzazione del lavoro e di flusso delle notizie. Finora tutte le testate di carta che hanno realizzato una loro robusta presenza in rete lo hanno fatto creando una redazione specializzata; vale per corriere.it, repubblica.it, lastampa.it come per il New York Times e tanti altri stranieri. E’ una soluzione che un po’ funziona, ma che evidentemente non può reggere a regime. E’ stata scelta per molti motivi: perché l’online appariva solo un’appendice non profittevole della carta, perché ci sono vincoli contrattuali, perché i «vecchi» giornalisti resistevano per cultura e abitudine a un flusso di lavoro diverso (loro sono quelli della parola scritta e basta). Oltre a tutto le testate quotidiane, a differenza dei periodici, continuano a vivere sotto l’incubo della cannibalizzazione: se si «pubblica» in rete, già a mezzogiorno, un servizio importante, si corre il rischio che i concorrenti facciano subito altrettanto e che i lettori non sentano più un particolare bisogno di andare in edicola il giorno successivo.
Non per caso i siti web di informazione migliori sono tuttora quelli associati a testate televisive, tra tutti la Bbc e la Cnn: il flusso continuo è nella loro cultura e incardinato nei modelli organizzativi. Non è scandito dalla chiusura in tipografia, ma dal susseguirsi degli eventi, 7 giorni su 7, 24 ore su 24. Da quando poi i siti ospitano audio e video, quelli delle news radio-televisive si sentono ancora di più a casa, senza traumi.
Proviamo allora a immaginare per i quotidiani di carta un modello diverso: le notizie si pubblicano in rete appena le cose avvengono e non solo un breve flash, ma anche il commento e il contesto. La redazione è unica e, a seconda dei momenti e delle esigenze, riversa i contenuti sul web, sulla radio in forma di podcast, sulla internet Tv, sulla carta del giorno dopo e magari anche su un magazine. In parte sta già avvenendo, nel senso che tutti i siti più importanti offrono anche dei contenuti multimediali, per ora accessori, ma a regime sempre più importanti. Certamente non si può pretendere che il singolo redattore sia anche un bravo speaker radiofonico e che sappia stare in video come si deve; perciò serviranno più figure anche specialistiche, ma quello che conta è che la notizia-seme, quella originale, deve essere gestita giornalisticamente fin dal primo momento pensando alla sua discesa in formati e supporti diversi. Se Valentino Rossi vince perde, in rete come in tv non deve andare solo la classifica della gara, ma anche il suo contesto e il commento esperto; se un sito non lo fa altri lo faranno, e dunque è obbligatorio.
Il redattore titolare di quel multi-articolo dovrà dunque conoscere le caratteristiche dei diversi media e dei diversi pubblici, poi ricorrendo per aiuto alle competenze che non ha. In maniera estesa è la differenza che corre tra lo scrivere la stessa «cosa» per il quotidiano e per un settimanale: l’informazione è la stessa, ma lo stile, il tono, il sapore, possono essere molto diversi. A maggior ragione se i media sono plurimi. In questo caso il giornalista cui il pezzo è affidato è un micro-caporedattore di quell’argomento, in quel giorno e in quel momento. La sua prestazione non consiste più nella semplice scrittura (che poi semplice non è), ma nel progettare insieme contenuti e forma.
Questa professionalità oggi non esiste in maniera diffusa, anche se, rispetto ad alcuni anni fa, e anche in rapporto all’ingresso di redattori giovani, è comunque cresciuta. Non corrisponde nemmeno ai profili professionali oggi codificati nei contratti della carta stampata e questo è anche il retroterra del mancato rinnovo del contratto dei giornalisti. Solo che qui le posizioni divergono. Gli editori chiedono mobilità e flessibilità, ma se davvero volessero nuovi giornalisti e nuovi giornali dovrebbero offrire due cose almeno: formazione e adeguate risorse, ovvero numero di persone e salari adeguati al di più che oggi serve. Viceversa i giornalisti e i comitati di redazione più consapevoli dovrebbero forse essere loro a chiedere quel di più, pretendendo dagli editori progetti editoriali all’altezza, con associati stipendi e profili. Mentre crollano i costi fissi di produzione, almeno nell’online, è per gli editori inevitabile rassegnarsi al fatto che la qualità dell’informazione e della conoscenza costa, come ogni merce rara sul mercato.

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