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articoli e appunti da franco carlini

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Telecom, quattro problemi meno uno

Posted by franco carlini su 3 maggio, 2007

 

Fino a pochi giorni fa Telecom Italia aveva quattro problemi: il principale azionista in uscita, i rapporti con l’autorità di regolazione, le indagini sulle intercettazioni, il piano industriale. Il primo appare risolto grazie a banche e Telefonica di Spagna, il secondo ha quantomeno una sua definizione, grazie al consenso tra governo (ministro Gentiloni) e Autorità delle Comunicazioni a proposito di una qualche separazione della rete fissa: molto resta da definire, ma la cornice c’è. Il fronte penale è ancora aperto con qualche escursione linguistica del giudice delle indagini preliminari verso i piani alti di Telecom Italia; molto dipenderà dalle scelte difensive di Tavaroli che finora non si è esplicitamente preso tutte le responsabilità, così escludendo i suoi capi, ma non ha nemmeno provato a giustificarsi dicendo che eseguiva gli ordini del presidente e/o dell’Amministratore delegato. Prima o poi dovrà decidere, non essendo credibile la linea innocentista seguita finora. Il piano industriale presentato dalla gestione di Guido Rossi era inevitabilmente di transizione, dato che incombevano tutti i problemi a monte. L’anomala espulsione di Rossi da parte di Tronchetti Provera in occasione dell’assemblea degli azionisti ha complicato le cose, che ancora si fanno più ballerine dato che la nuova società Telco, che sostituisce Olimpia nel controllo di TI (al 23,6 per cento) procederà ancora a rinnovare i vertici. Quale che sia la soluzione a regime c’è il rischio che la società continui ancora a soffrire di turbolenze. Negli anni le onde delle incertezze ai vertici si sono propagate anche ai livelli inferiori, demotivando quadri e lavoratori e compromettendone le prestazioni. TI non è una società allo sbando ma a diversi livelli sono percepibili disorientamento e poca motivazione; clienti e fornitori sono i primi a verificarlo tutti i giorni. C’è infine il Grande Problema Rimosso: la nuova rete fissa e digitale in fibra che costerà una decina di miliardi almeno, ma di cui nessuno per ora discute, se non per esorcizzare ideologicamente l’intervento della mano pubblica, peggiore del diavolo. Dunque il ritardo presente continuerà a crescere inevitabilmente.

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