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Vacillano brevetti e copyright

Posted by franco carlini su 10 maggio, 2007

GABRIELE DE PALMA

 

Riesplode  su tutti i fronti la questione dei cosiddetti diritti di proprietà intellettuale. Sentenze, provvedimenti della magistratura, nuovi modelli di business. Tutto è in movimento, centrifugo. Ci sono notizie positive e negative, ma l’unica cosa certa è che nell’era delle riproducibilità digitale, le norme precedenti non reggono. Alcune storie, tutte recenti.

L’Ufficio Brevetti Europeo (EPO), al termine di una lunga causa ha annullato un brevetto detenuto dalla Monsanto che riguardava una tecnica con cui rendere transgeniche la piante di soia. La soia è la coltura Ogm più diffusa e il brevetto descriveva un modo di inserire i nuovi geni bombardando la pianta. E’ stato annullato perché troppo generico. Quando venne rilasciato nel 1998 alla società americana Agracetus, furono molti a opporsi, sia associazioni ambientaliste che aziende, tra cui la stessa Monsanto, la quale in seguito si comprò Agracetus e da allora ha difeso strenuamente la sua proprietà intellettuale. Per una volta senza successo.

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Negli Stati Uniti altri tre brevetti sono stati dichiarati non validi dall’ufficio competente (US Patent and Trademark Office). Si riferivano ai metodi per ottenere cellule embrionali dai primati, compresi gli umani, ed erano stati assegnati all’Università del Wisconsin a Madison. La causa di invalidità era stata scatenata da un istituto di ricerca californiano a cui il Wisconsin aveva chiesto di pagare delle royalties per le sue attività di laboratorio. In realtà è buona prassi che i titolari di brevetti biomedicali chiedano soldi per gli usi commerciali, ma che consentano l’uso gratuito per fini di ricerca, ai colleghi; anche così infatti la scienza progredisce. Ma lo stato americano, che si candida a essere un polo delle ricerce biotech, era stato evidentemente troppo avido: voleva dimostrare agli investitori privati che lì, a Madison, c’era del business possibile. Così, durante la discussione, è risultato chiaro che la tecnica brevettata non era nuova e che di cellule embrionali umane ce n’era già da tempo in circolazione. I tre brevetti dunque mancavano dei requisiti essenziali delle brevettabilità, quello di costituire una «scoperta» nuova e non ovvia.

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C’è poi, ovviamente, il fronte musicale. L’ultima notizia folle arriva ancora dagli Usa dove vari stati stanno adottando – chi più, chi meno – una legge curiosa. Si tratta della regolamentazione della vendita di cd usati nei mercatini delle pulci (vera e propria istituzione americana) e nei negozi che si dedicano al genere. In base alle nuove norme, applicate finora in Florida e Utah ma presto anche a Rhode Island e nel Wisconsin, i venditori di cd di seconda mano devono rilasciare i propri dati e le proprie impronte digitali al negoziante per scongiurare il rischio di commerciare cd contraffatti. Non solo. Non si possono vendere cd acquistati negli ultimi 30 giorni e anziché essere pagati in contanti si viene retribuiti con un buono da consumare presso il negozio di dischi.
A leggere quanto riportato dal sito Ars Tecnica (http://arstechnica.com/news.ars/post/20070507-record-shops-used-cds-ihre-papieren-bitte.html) i negozianti lamentano che con le nuove regole la vendita di cd usati non sia più conveniente. Tutti su eBay, dunque? e soprattutto chi ci guadagna da questa strana piccola legge?

 

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Finalmente il mondo è pronto per il nuovo e rivoluzionario servizio di Yahoo!music: un motore di ricerca per i testi delle canzoni. Finora chi voleva leggere  le parole delle canzoni ed evitare, soprattutto per quelle in inglese, di emettere vaghi fonemi senza significato, l’unica risorsa erano i contenuti pubblicati dagli utenti in diversi siti autonomi con i rischi del caso: parole sbagliate e qualche strofa dimenticata. Da oggi per la prima volta esiste un servizio legale e si presume molto accurato che permette di cercare i testi in un archivio di 400 mila  brani. Yahoo! e Gracenote hanno il merito (non è certo colpa loro se le case discografiche non si erano attrezzate in tempo) di aver stretto un accordo con Sony, Bmg e Universal: in cambio della libera circolazione dei testi verseranno agli autori parte degli introiti derivanti dalle inserzioni pubblicitarie. Come riportato da CNet News l’accordo potrebbe anche incidere sul prezzo finale del servizio. Sarebbe la seconda volta nel giro di poco tempo che viene escogitato un motivo per alzare i prezzi dalla soglia storica dei 99 centesimi il precedente è quello dei file della Emi senza Drm in vendita a 1,29 dollari su iTunes.

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