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articoli e appunti da franco carlini

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Meglio bonobo che liberisti

Posted by franco carlini su 14 giugno, 2007

SARAH  TOBIAS


La scena, osservata dal vivo da
Jonas Eriksson, studioso del comportamento dei primati, è questa: un gruppo di bonobo sta cibandosi, ma a un certo punto un maschio del gruppo comincia a comportarsi aggressivamente verso una femmina con il suo piccolino. Allora tutte le femmine del gruppo si coalizzano contro l’aggressore e lo picchiano per ben mezzora. Lui e gli altri maschi se la battono. La zona è il parco nazionale Salonga  nel bacino centrale del fiume Congo.

I bonobo (Pan paniscus) sono un po’ come gli scimpanzè (Pan troglodytes), ma sono anche molto diversi nei comportamenti. In particolare hanno una vita di gruppo molto pacifica e rilassata. Sono famosi, tra le altre cose, per la loro simpatica tendenza a risolvere le tensioni e i conflitti  interpersonali con pratiche erotiche omo ed eterosessuali: carezze, sbaciucchiamenti, stimolazioni reciproche, accoppiamenti (frontali). Il tutto in una struttura sociale largamente centrata sulle femmine, appunto.

Perché allora una tale esplosione di violenza contro il maschietto aggressivo? Gli studiosi del comportamento animale cercano di solito le spiegazioni «materiali» e deterministiche. Una possibilità dunque potrebbe essere questa: le femmine erano imparentate e dunque condividevano una parte del patrimonio genetico; perciò difendendo madre e piccolo, proteggevano istintivamente il loro stesso dna, assicurandone la propagazione. Questo altruismo tra parenti avrebbe un fondamento genetico. Le cose stavano davvero così? I ricercatori risolsero il dubbio seguendo pazientemente i bonobo, classificandoli uno per uno, raccogliendone le feci e spedendole in Europa per le analisi; da queste venne estratto e analizzato il dna per verificare il grado di parentela dei diversi individui. Certamente il dna si sarebbe potuto ricavare anche da peli, saliva o sangue, ma in tal caso sarebbe stato necessario catturare gli animali, creando agitazione e turbamenti e mettendo in atto pratiche invasive.

Il risultato delle analisi dimostrò che le femmine di bonobo erano pochissimo imparentate tra di loro, invece provenivano da gruppi diversi che ognuna di loro, aveva a un certo punto lasciato per costituirne uno nuovo, con forte solidarietà interna femminile. Anche nella vita quotidiana cooperano nella raccolta del cibo, prevalentemente frutti, e nella divisione egualitaria all’interno; i maschi pazientemente aspettano il loro turno di mangiare.

Tutto ciò è molto diverso da quanto succede tra gli scimpanzè sull’altra riva del fiume Congo: dove le società sono a dominanza maschile e molto più rissose.  Esistono due spiegazioni al riguardo: la prima ha a che fare con la relativa abbondanza di cibo facilmente reperibile nelle terre dei bonobo; se c’è abbondanza i gruppi e i singoli individui hanno meno motivi di conflitto per accaprasi tale risorsa scarsa. La seconda spiegazione ha anch’essa a che fare con il dilemma scarsità-abbondanza, in questo caso di rapporti sessuali. Le femmine di scimpanzè sono disponibili all’accoppiamento solo per pochi giorni al mese e lo segnalano ai maschi con una particolare colorazione dell’organo sessuale; in quei pochi giorni allora la gara tra i maschi per fecondarle è intensa e dura ed è in queste situazioni che si creano le gerarchia maschili. Le femmine di bonobo invece non hanno tale limitazione e i rapporti sessuali avvengono sempre, anche se ovviamente non sono sempre fecondi. Da questi due elementi deriva, secondo gli studiosi, il comportamento particolarmente pacifico e rilassato dei bonobo: non c’è motivo di litigare per il cibo né per il sesso. Chi sostiene che la competizione è la radice di ogni progresso laggiù non avrebbe molto seguito.

Tra i primati gli scimpanzè e i bonobo sono i quelli più vicini agli umani, sia dal punto di vista genetico (il dna coincide al 98 per cento) che da quello evolutivo: i rami tra noi e loro si separarono circa sei milioni di anni fa. Le somiglianze sono così forti che alcuni studiosi eretici hanno persino proposto che anziché chiamarli Pan, anch’essi andrebbero classificati nel genere Homo, come avviene per H. neadertalensis o per H. erectus. Proposta rigettata sia per motivi storici, che per mantenere un fossato ben profondo tra noi, culmine della creazione, e gli altri, animaleschi. Ma forse è giusto così perché purtroppo abbiamo perso molte delle virtù dei cugini bonobo e raramente pratichiamo le loro civiche virtù solidali e pacifiche. In compenso li abbiamo portati sulla via dell’estinzione e così non ci saranno più imbarazzanti confronti.

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