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Intelligente sarà lei

Posted by franco carlini su 28 giugno, 2007

 

f.c.

Più di 400 testate al mondo hanno ripreso un articolo minore pubblicato venerdì scorso dalla rivista Science con cui due studiosi cercano di spiegare il fatto che il primo figlio di una famiglia risulti mediamente più intelligente del secondo. I dati statistici provengono dai registri dell’esercito norvegese che sottopone i giovani coscritti a test di intelligenza. Dopo di che, tanti giornali si sono buttati a intervistare i fratelli minori di persone di successo. Pochi sembrano essersi data la pena di leggere il saggio originale. Vale la pena di ricordare che la misura dell’intelligenza attraverso il QI è da sempre assai discutibile perché le abilità intellettive sono difficili da definire e ogni «misura» lascia fuori qualcosa ed è comunque strettamente associata a una particolare idea di intelligenza, in una certa epoca e in un certo contesto. Peraltro la differenza tra primi e secondi figli è di soli 2,3 punti, cioè assai bassa, ma, derivando da un campione di 250 mila giovani, viene considerata significativa. Nessuno poi si è interrogato su di un altro fenomeno che le statistiche hanno da tempo accertato: fino all’età di 12 anni sono i fratelli minori i più intelligenti, e solo dopo i primogeniti riportano punteggi più alti. Questo rovesciamento viene spiegato dagli studiosi suggerendo che i fratelli maggiori da un certo punto in poi si facciano carico dei minori, svolgendo un po’ la funzione di tutori e maestri, il che ne accentuerebbe le capacità intellettive. Gli autori stessi ammettono che solo di un’ipotesi si tratta anche se appare piuttosto sensata. Del resto per tradizione storica il primogenito è il destinatario di eredità, ruoli, fortune famigliari, e dunque su di lui i genitori esercitano particolari cure nel prepararlo alle responsabilità della vita. Gli altri figli, meno responsabilizzati, sono sovente più creativi, talora ribelli. Lo farebbero anche per distinguersi dal primogenito, buttandosi su altri temi e interessi. Se questo è vero, allora tutto torna: il QI classico misura la normalità media, come la società attuale la definisce, e chi è un po’ diverso, sia pure di 2,3 punti, viene considerato meno intelligente. Ma non c’è da preoccuparsi, meglio così.

Una Risposta to “Intelligente sarà lei”

  1. fra said

    Oppure sul figlio maggiore i genitori esercitano una pressione maggiore, quanto ad aspettative di produttivita’. L’inesperienza dei giovani genitori e la loro ansia di accudire il figlio nel modo migliore spesso porta a maggiori richieste di prestazione, ad es scolastiche. Non e’ detto che questo sviluppi l’intelligenza, magari piu’ sollecitata con attivita’ creative libere, senza obiettivi di produzione; e magari alla lunga la strategia paga sul fronte dei punteggi del QI, che sono una misura molto vicina alle abilita’ scolastiche. Per confermare la teoria bisognerebbe confrontare il rendimento scolastico tra primo e secondogeniti.
    E ancora un mucchio di variabili resterebbero fuori…
    ciao!
    fra

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