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Voto elettronico sotto accusa

Posted by franco carlini su 28 giugno, 2007

 

L’e-voting Dai risultati Usa del 2004 a quelli più recenti in Scozia, i troppi errori della telematica

Patrizia Cortellessa

Ampiamente studiate e condannate da una nutrita schiera di comitati, commissioni ed istituti di esperti. Al centro delle polemiche le macchine per l’e-voting (voto elettronico) ma ad essere messo sul banco degli accusati è il voto elettronico nel suo insieme. Una premessa obbligatoria però, per non fare confusione. Non bisogna confondere il voto elettronico con lo scrutinio elettronico. Mentre nel secondo infatti l’operatore informatico inserisce i dati delle schede cartacee nel computer e poi le trasmette via telematica a un centro nazionale, nel voto elettronico gli elettori votano tramite touch screen (cioè esprimono il nome del candidato toccando lo schermo di un computer, che poi dovrebbe registrare la preferenza) oppure può essere usato un lettore a scansione ottica. Non è che ora siamo tutti più tranquilli, ma la distinzione era d’obbligo. Sistema – quello del voto elettronico – già usato in India, Venezuale, Estonia, Brasile ma, e soprattutto, negli Stati uniti. A proposito di Usa. Ancora non è dato sapere quanto possano essere considerate «democratiche» le elezioni del novembre 2004. Macchine inceppate in molti stati, seggi che non hanno aperto o hanno aperto in ritardo … e poi i «presunti brogli» nel conteggio – anzi, nel non conteggio – nell’Ohio e in Florida. Nel 13esimo collegio elettorale, dove c’è stato un margine di vittoria di soli 386 voti, circa 18.000 voti sembra siano spariti nel nulla. Le macchinette per il voto elettronico non li hanno inclusi nei loro conteggi finali e non era stato fatto un backup per il riconteggio. Lasciando gli Usa in retromarcia, non si può non ricordare le elezioni-scandalo del 2000, quando in alcune contee spesso il numero dei votanti non coincideva il numero dei voti. In alcune si sono registrate addirittura affluenze record: 123 per cento. Nell’Ohio, su 638 voti, 260 sono andati a Kery e 4.258 a Bush. La matematica a volte sembra essere veramente solo un’opinione. Bush «conquistò» la Florida per soli 537 voti, dopo un mese di conta e riconta delle schede e con l’ultima parola data a una Corte Suprema di tendenze repubblicane.
Sicurezza e democrazia. Sicurezza della democrazia. Il problema è serio, al centro di contestazioni e polemiche. Serie. Non si tratta di usare l’e-voting per una transazione finanziaria o di controllare via internet le operazioni con la nostra banca . Qui i pochi voti non registrati mettono a capo di uno stato un presidente o l’altro. E affossano definitivamente la fiducia degli elettori verso quelle «le regole democratiche» che sono chiamati a «rispettare».
Secondo «Proteggere le elezioni», una struttura messa su da varie organizzazioni tra le quali l’Associazione nazionale per la promozione degli afroamericani (Naacp) dal nome, nelle prime ore dopo l’apertura dei seggi nelle elezioni Usa di metà mandato -, erano stati registrati oltre 250 disguidi nell’Ohio (nelle presidenziali del 2004 i democratici denunciarono brogli), e un numero variabile tra 51 e 250 in altri Stati tra i quali New York, California, Texas, Florida, Arizona, Michigan, Georgia, Tennessee.
L’ultimo allarme arriva invece dalla Scozia, dove i nazionalisti hanno vinto le elezioni conquistando al parlamento un seggio più dei laburisti. Una vittoria importante per il partito che vuole l’indipendenza dal Regno Unito. Un risultato che ha scosso Tony Blair e il Labour pure. Anche in questo caso sono state tante le polemiche sullo spoglio e sul conteggio elettronico dei voti. Ma ad allarmare di più è stato leggere qualche pagina dello studio particolareggiato redatto da Open Rights Group ( http://www.openrightsgroup.org), che in un dettagliato report rilancia: «il voto elettronicio è una minaccia per la democrazia» (notizia sulla news della Bbc del 22 giugno 2007)
E quel che è successo in Scozia sembra nelle recenti elezioni del 3 maggio sembra proprio esserne la riprova. In molti Stati le macchine si sono inceppate e i seggi hanno aperto in ritardo. L’utilizzo di nuovi sistemi di conteggio elettronico ha fatto sì che almeno 100.000 voti siano stati classificati come «documenti guasti». Nello spoglio, diversi conteggi dei voti sono stati sospesi. In alcune corse – ad esempio, il computo delle schede scartate era maggiore del margine di vittoria di alcuni candidati.
Altro che futuro del voto in rete.

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