Chips & Salsa

articoli e appunti da franco carlini

  • fc

Veltroni impari da Al Gore

Posted by franco carlini su 5 luglio, 2007

 

L’ambientalismo del futuro leader del Pd: l’illusione che la tecnologia sia una cura
Nessuna critica al meccanismo energivoro proprio della crescita capitalistica, ma solo al «modo di procacciarsi» le risorse necessarie. Con sullo sfondo la devastante rincorsa ai terreni da destinare ai biocarburanti

Franco Carlini

Molti complimenti ha ricevuto Walter Veltroni per aver messo al primo posto, tra i quattro capitoli della «nuova Italia» che egli immagina, l’ambiente – gli altri essendo un nuovo patto fra le generazioni, la formazione e la sicurezza. La formulazione del problema è netta, ma le conclusioni politiche lasciano invece assai dubbiosi. Vediamo.
Il punto di partenza sono i «mutamenti climatici», ormai «un drammatico dato di fatto» che riguarda non solo il futuro, ma l’oggi. Si noti che Veltroni non usa la dizione «riscaldamento globale», ma preferisce il termine più dolce «mutamenti». Riconosce che la causa siamo noi umani, ma la confina al «modo tradizionale di produrre e consumare energia». Se togliesse quell’ultima parola, energia, potremmo essere d’accordo: sono infatti il consumismo e la crescita ininterrotta che spingono a sprecare energia. Invece nella visione del nuovo leader non è in discussione cosa e come produciamo, mangiamo, consumiamo, ma solo come ci approvvigioniamo dell’energia necessaria. Sembra una finezza, ma è invece un discrimine pesante.
Un’altra affermazione importante è questa: «l’ambientalismo è l’unico campo in cui l’obiettivo più radicale è conservare». Ben detto, finalmente un politico che sa distinguere tra conservazione (di valori e di beni comuni) e conservatorismo. Ma qui cominciano i guai. Si tratterebbe infatti di «conservare un equilibrio naturale», la qual cosa non è mai esistita. Basti ricordare che solo il 17 per cento delle terre sono disabitate, per rendersi conto che la natura che conosciamo è comunque il frutto di un processo di alta manipolazione umana. La novità semmai è che non solo nel clima, ma nelle foreste, come nei fiumi e nei mari, questa nostra umanità votata ha portato al collasso la sua Terra Madre. Purtroppo non ci sono equilibri preesistenti da conservare, dato che quelli che c’erano, ancora un secolo fa, sono saltati tutti con un’accelerazione pazzesca. Crescita economica e sviluppo umano sono ormai due cose divergenti e il nuovo sviluppo sostenibile chiede inevitabilmente di rallentare, di prendersi tempo e vita.
Qui emerge il secondo difetto della proposta di Veltroni. Egli suggerisce che dalla crisi del pianeta si possa uscire con più tecnologia: «sono le conquiste scientifiche e tecnologiche a consentire, oggi, di difendere l’aria, l’acqua, la Terra». Questo è esattamente il pensiero di tutti i conservatori: a fronte dei danni prodotti dalla crescita ininterrotta, guidata solo dal profitto a breve, essi immaginano di rimediare fidando nel fatto che nuove tecnologie potranno sanare o addirittura migliorare. Ah, il progresso… E’ un percorso che gli storici hanno ben descritto: prima si scatena qualsivoglia tecnica senza valutarne l’impatto, e poi, quando i danni risultano evidenti, si fa appello a nuove tecniche sperando di superare il problema. Vanno a esaurimento le risorse petrolifere e comunque le auto a benzina inquinano? Si passi allora ai biocarburanti, magari deforestando a raffica e destinando vaste estensioni agricole non già a produrre cibo per un’umanità in crescita, ma ad assicurare carburante all’umanità attuale, in attesa del prossimo disastro.
Il ragionamento del futuro segretario del Pd, in realtà aveva un fine politico: contrapporre alla «logica del no a tutto» (ovvero alla famigerata sinistra radicale) un sano e moderno «ambientalismo dei sì». In questo caso il travisamento è totale, ingiusto e infondato. Fino ad oggi la logica del No è stata praticata con convinzione e tenacia da governi e industria. Viceversa i Sì, e cioè le proposte innovatrici per l’ambiente e per la qualità della vita sono stati avanzati dai movimenti dell’ambiente e rigettati con violenza da chi comanda. A Vicenza chiedevano un parco verde al Dal Molin e gli hanno dato una base militare allargata. Nei trasporti si chiedono da decenni mezzi pubblici (specialmente a Roma!) e tante ferrovie e si risponde riducendo i fondi e costruendo carreggiate. Si domandano politiche e incentivi per l’energia solare domestica, ma le aziende di stato vanno a far danni petroliferi in Nigeria ed Ecuador. Si domanda che l’acqua sia un diritto naturale e un bene comune e fino all’ultimo ci provano a privatizzarla.
Di Veltroni è stato detto che è meraviglioso perché capace di conciliare gli inconciliabili, ma anche questo è un mito: la cura da lui impiegata nel discorso del Lingotto nel non indicare alcun «colpevole» dei danni ambientali e nel colpevolizzare invece gli unici innovatori, ci dice che ha scelto da che parte stare. Noi filoamericani cerchiamo il nostro Al Gore disperatamente.

Una Risposta to “Veltroni impari da Al Gore”

  1. LorenZo said

    No, Al Gore no per favore no!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: