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Aspettando l’Uganda. Lo sviluppo del wi-fi

Posted by franco carlini su 12 luglio, 2007

scenari

Aspettando l’Uganda. Lo sviluppo del wi-fi

Tutti i numeri Un miliardo di navigatori in rete, 2,7 miliardi di linee mobili, 1 miliardo di telefonini, 100 milioni di linee mobili 3g

Patrizia Cortellessa

Il cellulare e l’accesso a internet hanno rivoluzionato – e continuano a farlo – le nostre vite. Nello stesso tempo lo sviluppo di tecnologie sempre più evolute ha aumentato il divario tra paese e paese, e tra città e «paese», soprattutto in quelli in via di sviluppo. Per una panoramica generale parlano i numeri del 2006: più di un miliardo i navigatori in rete (130 milioni solo in Cina), 2,7 miliardi di linee mobili (quasi ogni due abitanti del pianeta), di cui 1,6 miliardi nei paesi emergenti; 1 miliardo di telefonini venduti, 100 milioni di linee mobili 3g. «Condivisione in rete» sembra essere la nuova parola d’ordine.
La diffusione globale di reti e applicazioni che mano a mano stanno coprendo quasi tutte le aree del pianeta, soprattutto in India e in Cina, rappresentano il fenomeno più innovativo. Ma nello sesso tempo – rovescio della medaglia – aumenta il digital divide, soprattutto in quelle aree dove, continuando ad essere poco «conveniente» per le compagnie telefoniche innalzare pali o abbarbicarsi con fili e cavi, le infrastrutture di comunicazione sono spesso concentrate negli agglomerati urbani più grandi, tagliando fuori dal mondo villaggi e zone rurali dove vive la maggior parte delle persone. Sempre nel 2006, (recente analisi Ocse), la crescita tecnologica è pari al 6%, ed ha il suo punto di forza in paesi come Brasile, Russia, India e Cina. E quest’ultima, sembra essere diventata il principale esportatore mondiale di prodotti Itc. Internet è divenuta sempre più luogo di scambi condivisi, senza dimenticare blogs, social network, podcasting. Gli utenti della telefonia mobile, secondo un’indagine condotta da The Mobile World, supereranno i 3 miliardi entro la fine del 2007, con mille nuovi utenti che si registrano ogni minuto. Ma, da frequentatori delle statistiche, sappiamo che i numeri vanno interpretati. Così come i «segnali» che.- come già detto – purtroppo non arrivano dappertutto.
Gli operatori di telefonia mobile hanno bisogno di molti utenti per giustificare i costi di costruzione di un antenna di telefonia mobile. In caso contrario non verrà costruita. Che fare? La soluzione potrebbe essere un wi-fi a lunga portata, ad esempio, capace di sparare il segnale radio fino a un centinaio di chilometri di distanza. La rete di antenne wi-fi a lungo raggio potrebbe permettere così a chiunque di connettersi a internet, con costi molto più bassi rispetto a soluzioni WiMax e – soprattutto utilizzando frequenze libere da autorizzazioni governative.
Ne sono convinti un gruppo di ricercatori Intel dell’Università californiana di Berkeley, che hanno messo a punto quella che dovrebbe rappresentare un’alternativa economica al WiMax rivolta principalmente ai paesi in via di sviluppo. Brewer e il gruppo di scienziati californiani sostengono che i segnali wi-fi possano essere convogliati a distanze dell’ordine dei cento chilometri, oltre le 60 miglia. La versione modificata di wi-fi (WildNets), avrebbe un basso costo di installazione (si parla di 700/800 dollari) e una frequenza non soggetta ad alcuna licenza di utilizzo. Gli scienziati hanno spiegato che per moltiplicare la portata di wi-fi si avvalgono di access point standard e di antenne direzionali, che invece di diffondere il segnale a 360 gradi lo concentrano verso un solo punto.
Una delle maggiori differenze rispetto al wi-fi tradizionale è dato proprio dalla direzionalità dei segnali, che viaggiano esclusivamente da un’antenna a un’altra. Il segnale che viaggia tra le antenne viene allineato tramite un segnale elettrico, il che permette un posizionamento abbastanza libero delle antenne che possono anche non essere allineate fisicamente. Una forma «particolare» di Wi-fi che permetterebbe ad un laptop situato, ad esempio, a San Francisco, di connettersi a internet grazie a una stazione che si trova a San Jose..
E poiché, come i numeri, anche le parole vanno «interpretate», Eric Brewer ha dato una dimostrazione delle sue teorie. Su distanze però più ridotte. L’ufficio che riceveva il segnale si trovava a 1200 piedi più alto e circa 1 miglio e mezzo lontano dal laboratorio che trasmetteva. L’apparato che riceveva era costituito da una antenna direzionale connessa ad un access point wireless di tipo standard, solo un po’ modificato. Aspettiamo il primo test sul campo, che sembra essere programmato per la fine dell’anno in Uganda.

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