Chips & Salsa

articoli e appunti da franco carlini

  • fc

Poliziotti che dormono, sono loro i più bravi

Posted by franco carlini su 12 luglio, 2007

 

Il gendarme sdraiato è il nome in francese delle «dune» che nei centri abitati costringono le auto a rallentare. Viaggio tra loro e altri oggetti responsabili sparsi nella nostra vita quotidiana

Franco Carlini

Di recente un lettore di Carugate, Brianza, ha scritto al suo giornale preferito, il Corriere della Sera, lamentando che nel suo comune il manto stradale è sì perfetto, ma che ci sono troppi dossi, i quali rifilano delle vere «legnate alle sospensioni degli automezzi». Alcuni addirittura vanno affrontati a soli 10 chilometri all’ora, per attenuare lo sbalzo. Non conosciamo i molti dossi di Carugate, comune di 13 mila abitanti, uno dei pochi della zone dove la Lega Nord è in minoranza, e dove il sindaco alla guida della lista «Progetto Carugate» è un Ds. Ma andrà riconosciuto che queste incurvature artificiali, di solito di gomma dura e colorata a striscie gialle e nere, sono semmai troppo pochi in Italia.
Abbondano invece in molte altre nazioni, non solo nei paesi occidentali, ma anche in molti africani; in Mali per esempio, si trovano lunghissimi e deserti rettilinei sia di asfalto che di sterrato, dove è facile schiacciare l’acceleratore, ma potete star certi che all’ingresso di ogni agglomerato di case, anche assai piccolo, li troverete: fatti di catrame, o anche di terra; talora invece in forma di larghe fessure longitudinali alla strada. Il tutto abbondantemente segnalato in anticipo da un bidone lungo il bordo o da un ramo secco rizzato dritto. Sono provvidenziali perché impediscono di sfrecciare tra le case, dove moltissimi sono i bambini su ambo i lati, giocosi e assai mobili.
Il nome che i francesi danno a tale artefatto è «gendarme couché», una cui versione indonesiana è stata persino fotografata dai linguisti dell’università di Pennsylvania: «polisi tidur», poliziotto dormiente. Nel mondo anglosassone l’espressione usata più frequentemente è «road bump» o anche «speed bump». Ma poliziotto che dorme è forse la migliore, perché questi oggetti rientrano nella vasta categoria di artefatti (cose «fatte ad arte») che incorporano una norma e che da tempo semiologi e sociologi degli oggetti vanno studiando.
In questo caso la norma incorporata nella cosa è molto semplice: «rallentare nei centri abitati». E’ una legge inserita nei codici della strada o nei regolamenti comunali, che però non è semplice da far rispettare – questa come tante altre norme che assicurano una tranquilla coesistenza tra le persone di una comunità. Il modo ideale sarebbe che tutti i membri, essendo solidali e attenti agli altri, rispettino spontaneamente le regole scritte e non scritte, relegando a poche e rare eccezioni le trasgressioni. Un altro modo è quello di identificare e punire i colpevoli, la qual cosa, nel caso del traffico, si può fare con un numero elevato di gendarmi svegli e attivi. Ma in questo caso il costo economico del rispetto delle norme supererebbe i benefici sociali. Così come, la totale sicurezza dai furti negli appartamenti si potrebbe ottenere solo avendo un poliziotto davanti a casa 24 ore su 24, la qual cosa solo pochissimi ricchi possono permettersi. Nel caso dei furti si ricorre al compromesso di usare porte blindate e segnali antifurto, che non danno garanzia assoluta, ma riducono le possibilità di scasso. In un villaggio invece, facilmente si lascerà la porta aperta, fidandosi dei vicini e del controllo sociale che essi spontaneamente esercitano.
In altre parole per far rispettare una norma si farà ricorso a diverse modalità, quali sociali e informali, quali legali-repressive, quali tecnologiche, e il gendarme sdraiato è tra queste ultime. Esso ha il pregio di non mancare un colpo, perché i molti che l’hanno provato, rallenteranno certamente, per rispetto delle sospensioni e della propria spina dorsale, e i pochi trasgressori riceveranno una frustrata che li dissuaderà dal riprovarci. Il successo non è assoluto, ma quasi.
Un altro artefatto che appartiene a questa categoria è la vecchia chiave d’albergo, ben nota ai sociologi degli oggetti. In questo caso la regola da far rispettare è la seguente «lasciare la chiave al bancone quando si lascia l’hotel», per evitare che ospiti distratti se ne partano con la chiave in tasca e chi li vedrà più? Da qui il trucco di associare alla chiave, anche quando assai piccola, un lungo pendaglio di ottone o di legno, che nemmeno i più distratti possono mettersi in tasca per sbaglio. Anche in questa situazione il rispetto dell’ordine implicito non è garantito al cento per cento, ma ha alte percentuali di successo. A chi scrive, peraltro, è capitato di imbattersi ad Hanoi, Vietnam, in una contraddizione in termini: una chiave il cui pendaglio di plastica dura incorporava una piccola mappa del quartiere, con indicata la posizione dell’albergo. In questo caso alla povera chiave venivano affidati ben tre compiti: quello primario di aprire e chiudere la stanza, quello secondario di aiutare il viaggiatore nel non perdersi (il che comportava che egli la portasse con sé) e quello di terzo grado di essere lasciata al banco della portineria.
In altre situazioni la funzione «legale» degli oggetti è meno invasiva, come nel caso dello spingiporta, anch’esso studiato dai ricercatori. La regola da rispettare è «chiudere sempre la porta uscendo», per esempio perché fuori fa molto freddo o viceversa per preservare l’aria fresca interna dalla calura esteriore, ma a differenza del gendarme sdraiato qui non c’è punizione e a differenza della chiave con pendaglio non c’è nemmeno dissuasione: semplicemente la molla agisce da sola, dolcemente (se ben regolata non è richiesto uno sforzo particolare per aprire la porta) e puntualmente assolve il suo compito di chiusura, almeno finché la molla non sia affaticata dall’uso prolungato.
L’elettronica di recente ha cambiato un po’ le cose: il controllo della velocità, ad esempio, può essere esercitato attraverso telecamere e laser, ma rispetto ai dossi la punizione è ritardata (la multa che arriva a casa mesi dopo) e così minore l’efficacia. Così molte chiavi d’albergo sono ormai delle schede magnetiche, il cui smarrimento provoca un danno minimo al lettore e che però hanno la sgradevole caratteristica di non funzionare assai spesso (non aprono) e di presentare modalità d’uso non autoevidenti. Quanto alle porte, molte ormai si aprono in automatico, grazie a un sensore che si accorge dell’arrivo imminente di una persona. Scorrono aprendosi e poi si chiudono con un tranquillo ciuff. Ma la quasi totalità sono mal regolate: occorre incedere perpendicolarmente e non in diagonale e comunque, nella grande maggioranza, obbligano a rallentare il passo, mai che si adeguino alla velocità di chi arriva. Il loro pregio principale è che si aprono al volo per chi si muova in carrozzella, senza che altri debba tirare o spingere, il che è cosa buona.
Le schede magnetiche d’albergo, peraltro, sono state piegate anche a un altro uso-ordine, che è positivo: entrati in stanza occorre inserirle in una fessura che abilita l’accensione delle molte luci. Quando uscendo la si estrarrà, ogni lampada lasciata accesa per pigrizia verrà spenta, con un buon risparmio di energia. La necessità di avere la chiave, per rientrare successivamente, obbliga i clienti a non essere menefreghisti rispetto all’ambiente.

3 Risposte to “Poliziotti che dormono, sono loro i più bravi”

  1. Andrea Grassi said

    Da queste parti (Milano), i dossi artificiali si chiamano anche “Vigili morti”, che è un po’ più truce del gendarme addormentato, ma esprime lo stesso concetto.

  2. Alvise Mattozzi said

    Con qualche variazione, riposto qui, che è il luogo più appropriato, il mio commento già presente in “about”

    Considerandoti un ottimo divulgatore, sono rimasto molto perplesso leggendo questo articolo. Mi sembra incredibile che in un articolo intero in cui citi saggi e idee di Bruno Latour non citi neanche una volta il suo nome, ma ti riferisce solamente a indefiniti “sociologi degli oggetti”. Non solo non mi sembra corretto nei confronti di Latour, ma presuppongo che un buon divulgatore dovrebbe dare delle indicazioni, magari anche indirette, ma chiare, su come approfondire un certo tema.

    ciao

    Alvise Mattozzi

  3. […] delle auto sono chiamate, da alcuni, il “gendarme sdraiato” (e sul tema rimando a un bellissimo articolo di Franco Carlini), come dovremo battezzare le vie musicali inventate da alcuni ingegneri giapponesi? Vi lascio il […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: