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Gli assenti ai ceppi

Posted by franco carlini su 18 luglio, 2007

Franco Carlini – editoriale il manifesto

L’assenteismo in ospedale è cosa grave. Con comportamenti del genere si fa del danno, eventualmente anche assai pesante, a singole persone malate e all’idea stessa di una sanità pubblica come bene comune, diritto di tutti. Nessuna scusa dunque, né attenuante. Insomma, è una pesante lesione etica del rapporto con la comunità. Vale per tutti i «fannulloni» questo giudizio – per riprendere una espressione giornalisticamente assai popolare lanciata nei mesi scorsi dal professor Pietro Ichino. Il quale infatti, ieri si è precipitato a brindare online e in videocasting dalle pagine web di Corriere.it: «Crolla un muro». Da tempo egli chiede la possibilità di licenziare – e persino «al volo» – i responsabili di tali comportamenti. Tecnicamente è anche un reato; nel caso di Perugia viene imputato quello di falso in atto pubblico e di truffa aggravata, su cui i giudici decideranno. Ma che per tali reati si ricorra all’arresto, beh questa è ben più che una esagerazione, è atto incivile. Il quale nasce da una serie di distorsioni concatenate del nostro infelice paese. La prima è la lentezza vergognosa della giustizia, grazie alla quale la condanna, pronunciata in modo definitivo dopo anni, non ha più alcuna funzione: non serve a dissuadere altri dal commettere un reato né a ristabilire una qualche giusta sanzione pubblica, «in nome del popolo italiano». L’onorevole (?) Cesare Previti è lì a dimostrarlo ogni giorno e come lui i molti che possono permettersi costosi avvocati, specialisti non in arringhe difensive, ma in rinvii a catena. Così qualche giorno di arresto diventerà l’unica punizione pubblica e mediatica, anche per chi fosse innocente. E anche per il colpevole sarà una punizione insieme ingiusta (perché senza processo) e magari troppo leggera.
La seconda distorsione è la difficoltà endemica a sanzionare amministrativamente queste cose. Lo impediscono dei regolamenti, ma anche la diffusa indulgenza morale che copre non tanto gli assenteisti, quanto gli evasori fiscali, così come i deputati che votano al posto altrui – gli ingenui come noi pensano invece che anche quello sia un falso in atto pubblico, tanto più grave perché si esercita nella più nobile delle funzioni, quella legislativa in cui la democrazia si esprime.
Tutto vero, se non fosse che la restrizione della libertà personale (avete presente l’habeas corpus?) è questione sempre e ovunque delicatissima, che uno stato che non sia pasticcione (l’Italia) o dittatoriale (diciamo l’Iran, tra i molti esempi possibili) deve usare con la massima cautela. E in maniera proporzionata al danno sociale generato, non sull’onda di campagne emergenziali o – peggio – un po’ ideologiche tipo quella sui «fannulloni». Che per i cartellini timbrati o per la guida pericolosa echeggi, come unica risposta l’invocazione della galera («subito e buttate via la chiave») ci dice di una regressione generalizzata delle idee di libertà, uguaglianza e di giustizia.

2 Risposte to “Gli assenti ai ceppi”

  1. gigicogo said

    Etica e legalità.
    Parole che hanno significati nobili ma che nessuno pronuncia più e, soprattutto, pochi insegnano. Parole che se sedimentate e assunte come principio, diventerebbero “valore” indispensabile e indissolubile di una civiltà moderna.

  2. Condivido la tua posizione ma mi permetto di aggiungere una riflessione in merito al fenomeno dell’assenteismo legata alla motivazioni che ne sono alla base. Non voglio minimamente ridurre la gravità dell’atto ma vorrei capirlo meglio e quindi mi chiedo e ti chiedo, perché? Perché il fenomeno continua ad essere cosi dilagante, perché le donne sono in proporzione più degli uomini? Forse dovremmo anche indagare socialmente oltre che penalmente e scoprire che le motivazioni, all’interno di alcune strutture pubbliche, sono bassissime, che il benessere organizzativo è solo tema di convegni, che in un paese senza strutture sociali, la malattia di un figlio, o la conclusione dell’anno scolastico obbliga uno dei genitori (in maggioranza le madri) a passare da “fannullone” pur di far fronte ad una situazione famigliare che diventa un’emergenza. Ho vissuto per un po’ di tempo in Belgio e li, quando le scuole sono chiuse, ci sono a disposizione delle strutture pubbliche di accoglienza per i bambini per cui non c’è bisogno di ricorrere al fenomeno dei campi estivi privati che da noi fanno affari d’oro.

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