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Metti un widget nella casa base

Posted by franco carlini su 19 luglio, 2007

 

Siti, profili, gadget dinamici. Dilaga nel web la mania di aprire un box che dalla propria pagina personale consenta di ricevere prestazioni esterne e di offrirne dall’interno. «Cose» software che non hanno un uso solo commerciale, ma possono alimentare il vecchio gioco della community

Franco Carlini

C’era una volta. Fino a qualche tempo fa la piattaforma di base, da cui partire per fare delle cose digitali, era il monitor del personal computer, di solito gestito dal sistema operativo Windows di Microsoft. Leggendarie battaglie vennero condotte tra la Microsoft stessa, i costruttori di computer e le case di software, per conquistare uno spazio anche piccolo, un’icona da cliccare, in quel territorio chiamato desktop. Tuttora molti software che vengono scaricati dalla rete fanno tutto il possibile, sgomitando, per comparire sul monitor con il loro simbolo, di modo che l’utente, vedendoli sempre lì, si ricordi di loro e li usi.
Ma chi accenda il computer per andare subito nell’internet, a quella scrivania virtuale getterà solo un fuggevole sguardo, affrettandosi a lanciare il suo programma di navigazione, il browser, il quale si aprirà con una pagina di partenza personale scelta da lui, cliente-sovrano. C’è chi comincia a navigare con un motore di ricerca come Google, chi da un portale come Yahoo!, chi da un sito di notizie fresche. Già qui c’è competizione: i browser cercano di essere la base di partenza di ogni navigazione, ma anche i portali e i motori ambiscono a quel ruolo. I primi, per mantenere la loro centralità, offrono ormai molti accessori (detti plug-in) che si installano nella barra di navigazione in alto, di modo che le funzionalità più utili possano essere raggiunte con un clic, ma sempre a partire dal browser stesso che svolge il ruolo di cruscotto multifunzione. I secondi offrono link verso il resto del mondo.
Il motivo di tanti sforzi per essere il perno del mondo dell’utente, è ben evidente: che si tratti di servizi gratuiti o a pagamento, o finanziati dalla pubblicità, l’importante è avere tanti clic, e essere percepiti come «casa base» dai propri clienti. Questa battaglia si sposta ora a un altro livello, quello dei widget, un fenomeno che negli ultimi mesi sta diventando una vera corsa, rincorsa e persino mania. In realtà queste «cose» software esistono almeno dagli anni ’90 e il loro nome viene dalla fusione dei sistemi a finestra di Unix X-Windows (diversi dal sistema operativo di Microsoft) e da «gadget». Indicavano dei programmi autonomi, degli oggetti, che era possibile inserire nelle interfacce grafiche dei computer per attivare alcune attività. Anche i bottoni che si vedono nei normali programmi software possono essere intesi come widget e i software per realizzare altri software ne fanno ampio uso, semplificando la vita ai programmatori.
Ma anche nel web, ora, i widget vanno dilagando: si tratta di scaricarli da uno dei molti siti che li offrono indicando in quale sito andranno installati. Da quel punto in poi, per esempio, la vostra pagina personale conterrà un box che offre certe prestazioni esterne, pescando le informazioni al di fuori del vostro sito. Per esempio si potrebbe arricchire la propria pagina con un box di previsioni del tempo, o l’andamento di borsa, o molte altre cose. La caratteristica dei web widget, infatti, è che essi vivono autonomamente dal contesto in cui sono piazzati e che si aggiornano dinamicamente.
Ma possono fare anche di più: non si limitano a «spingere» (Push) delle informazioni verso di noi, ma da noi ne possono anche ricevere. Metto sul mio sito un widget collegato a una libreria online dove compaiono le ultime novità, ma dove è anche possibile cercare nel catalogo e ordinare libri. In altre parole quello che poteva essere un banner o informazione pubblicitaria, diventa anche la filiale decentrata di un negozio. Per ogni cliente che passa quella porticina aperta sul mio sito l’inserzionista mi riconoscerà una certa somma. La differenza non è da poco: un conto è avere un link pubblicitario, cliccato il quale si salta verso il sito dell’inserzionista e altro è restare nel mio sito ma da quel box fare acquisti.
L’uso di widget del genere non è solo commerciale, però, ma anche di gruppo e comunità. Essi infatti cominciano a essere installati nei «profili» personali dei singoli membri dei social network. In quei luoghi come Myspace, Facebook, Dada e cento altri, ognuno può descrivere se stesso, mettere la propria foto, hobby, preferenze, gusti. Ma ora può mettere anche dei widget dinamici, per esempio per segnalare al suo gruppo di amici i libri che sta leggendo o i film che ha noleggiato. Ogni informazione lì inserita viene segnalata automaticamente anche agli amici dotati di analogo widget e viceversa. È sempre il gioco della community, quattro amici in rete come al bar.

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