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Un football finanziato e diretto dai tifosi

Posted by franco carlini su 19 luglio, 2007

 

Il mio club 35 sterline di quota per proporne l’acquisto. Con 50 soci si compra

Gabriele De Palma

William Brooks è un inglese di 36 anni che lavora in una agenzia pubblicitaria, ma soprattutto è un grande tifoso del Fulham, squadra della Premier League acquistata dieci anni fa dal miliardario Mohamed Al Fayed (il padre di Dodi) in cui ha militato anche l’italiano Vincenzo Montella lo scorso anno. Prima che la società passasse nelle mani del facoltoso Al Fayed, il Fulham era una squadra minore, che quasi mai se la giocava con le migliori, sempre a faticare tra la Premier League e le serie inferiori. Brooks era in quel periodo uno dei tanti tifosi delusi e come tanti altri non condivideva le scelte dell’allenatore, né della società. «Quando vedevo i tifosi allo stadio pensavo: se solo ognuno mettesse mille sterline la nostra squadra sarebbe migliore». Altrove, e anche in Italia, i fan delusi si sfogano con il Fantacalcio, ma Brooks, appassionato di tecnologie digitali, ha battuto un’altra strada. Nell’aprile scorso ha deciso di dare seguito alle sue fantasie infantili e ha aperto un sito collaborativo: MyFootballClub (www.myfootballclub.co.uk/).
Il progetto funziona così: ci si registra per 35 sterline che sono una somma significativa, ma ben più ragionevole dalle mille ipotizzate dal Brooks adolescente, e si diventa soci per un anno. La quota dà diritto a proporre un club di calcio esistente da acquistare. Una volta raggiunta la registrazione del socio numero 50 mila, con i soldi raccolti si cercherà di acquistare un club. Attualmente sul sito sono registrati 45 mila soci, non solo inglesi ma anche argentini, spagnoli e statunitensi e quindi l’obbiettivo numerico è vicino. «Probabilmente riusciremo a permetterci un club delle categorie minori, di quinta o sesta divisione (l’equivalente della nostra serie D, ndr) – ha dichiara il fondatore in una lunga intervista rilasciata al sito Assigment Zero – ma vedremo cosa deciderà la maggioranza».
Il club calcistico comprato dalle masse e da loro gestito, difficilmente si realizzerà, almeno nella sua forma più ambiziosa, ma certo è in linea con le tendenze più recenti del Web. Comunità provvisorie che si formano volontariamente attorno a un obbiettivo comune, eventualmente transitorio, e in cui sia le risorse che la gestione sono affidate ai finanziamenti e alla presa di parola dei partecipanti, dal basso. In altri termini è la filosofia della saggezza delle masse, come suona il titolo dell’ottimo libro di James Surowiecki, «The Wisdom of Crowds», la cui idea di fondo suona così: «perché i molti sono più intelligenti dei pochi». La tesi del giornalista del New Yorker è che in moltissimi casi gli esperti del ramo sbagliano giudizi e previsioni, mentre le masse, per un puro effetto statistico, ci azzeccano molto meglio.
Secondo William Brooks, dunque, una volta comprata una squadra, saranno i soci, in base a un principio di democrazie diretta, a scegliere la formazione: tattica e uomini. E la gestione collettiva del club riguarderà tutti gli aspetti del caso, dalla campagna acquisti, alla scelta dell’allenatore, dai lavori di miglioramento dello stadio alle iniziative per i tifosi. Un unico vincolo: le spese non potranno mai eccedere le entrate.
L’allenatore quindi cosa farà? «L’allenatore allena la squadra, e i video degli allenamenti saranno pubblicati sul sito, ogni socio potrà visionarli e valutare chi è più in forma, dopodiché vota la sua formazione tipo e l’allenatore si adegua alla scelta della maggioranza». Ovviamente l’allenatore ha potere propositivo e Brooks si aspetta che la maggioranza dei soci rispetti le sue decisioni, «ma quante volte mi è capitato di andare allo stadio e sentire tutti i tifosi chiedere una sostituzione che poi si è rivelata giusta?», si interroga retoricamente l’ideatore di MyFootballClub. “Il calcio è una delle principali dimostrazione che l’intelligenza delle masse funziona”, sentenzia Brooks.
Le molte staffette e alternative che hanno accompagnato la storia del calcio troverebbero finalmente una soluzione inappellabile. Mazzola o Rivera, Del Piero o Baggio, Totti rotto sì, Totti rotto no? «L’allenatore avrebbe il grande vantaggio di non inimicarsi la piazza» e in effetti nessuno potrebbe prendersela con lui per le scelte fatte. All’amministrazione ordinaria del club, la gestione quotidiana, penserebbero 8 dipendenti sempre stipendiati dai soci. Inoltre un quarto della quota associativa sarà utilizzata per mantenere e potenziare il sito. E se il progetto non avesse buon esito? In quel caso la quota associativa verrà restituita e gli eventuali guadagni versati in beneficenza. Forza ragazzi.

Una Risposta to “Un football finanziato e diretto dai tifosi”

  1. Sulla scia dell’esperienza inglese di MyFootballClub, anche in Italia è partita, lo scorso ottobre, in’iniziativa simile. Si tratta del progetto Dreaming Serie A: migliaia di appassionati di calcio avranno la possibilità di acquistare una vera squadra italiana e gestirne tutti gli aspetti economici e sportivi. Sceglieranno la formazione da mandare in campo, i giocatori da comprare e vendere, gli sponsor, i prezzi dei biglietti e prenderanno tutte le decisioni importanti. Un esercito di presidenti e allenatori, insomma, con un grande sogno in comune: conquistare la serie A!

    Come funziona?
    Tutto il progetto è gestito attraverso il sito http://www.dreamingseriea.com.
    Una prima fase prevede il reclutamento degli aspiranti membri di Dreaming Serie A che sottoscriveranno il progetto versando una quota contenuta. Raggiunto un numero sufficiente di partecipanti, si procederà all’acquisto della squadra, scelta secondo le loro preferenze.
    A questo punto ogni sottoscrittore potrà contribuire alla gestione diretta della squadra fuori e dentro il campo ed essere l’artefice del suo successo. I partecipanti avranno infatti diritto a esprimere un voto su tutte le questioni riguardanti la gestione della squadra. Il meccanismo per prendere le decisioni è semplice: vince la maggioranza.

    L’iniziativa è portata avanti da uno staff guidato da Marcello Mannino, ingegnere informatico di 36 anni e grande tifoso di calcio.

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