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Business dei blog, giornalismo dal basso

Posted by franco carlini su 24 agosto, 2007

 

Blogosfera L’incontro fatale tra blog e affari. Sulla scia degli oltre 70 milioni di diari in rete nel mondo

Sarah Tobias

Prima o poi doveva succedere: poiché il mondo dei blog attrae sempre di più l’interesse del business, ecco il primo evento, americano e mondiale al tempo stesso, dedicato alla blogosfera. Si svolgerà l’8 e 9 novembre a Las Vegas, città ideale per le grandi convention (qui si teneva il famoso Comdex, salone mondiale dell’informatica). Si chiama BlogWorld & New Media Expo e il suo scopo è di «promuovere la dinamica industria del blogging e dei nuovi media». Si annunciano 50 seminari e «lezioni» da parte dei più rappresentativi esponenti del settore. L’incontro arriva in un momento in cui vanno crescendo una certa delusione e molti criticismi sui blog: malgrado le statistiche più che lusinghiere, c’è chi sostiene che si «blogga di meno» e che comunque questo sottoinsieme del web è eccessivamente ripieno di materiali insignificanti.
I più feroci nei confronti dei blogger sono i professionisti dell’informazione che rivendicano a sé il valore dell’autorevolezza e della professionalità nella produzione di notizie e analisi. Al tempo stesso la blogosfera è divenuta un terreno di caccia prezioso per gli stessi giornalisti che qui pascolano per scovare in anticipo punti di vista e tendenze significative. In ogni caso le statistiche più recenti, riportate dal sito del convegno (www.blogworldexpo.com/) sono queste:
sono 12 milioni gli americani che hanno un proprio blog, a fronte di 147 milioni che usano l’internet;
57 milioni di questi leggono i blog;
1,7 milioni in qualche modo fanno soldi con i blog, per esempio con la pubblicità ad essi associata;
in un campione di aziende intervistate l’89 per cento pensa che nei prossimi cinque anni essi saranno sempre più importanti.
Secondo il motore di ricerca Technorati, specializzato nello schedare i contenuti della blogosfera, i blog esistenti al mondo sono circa 70 milioni, ma la stima è probabilmente per difetto, anche perché ogni giorno si valuta che ne vengano creati 120 mila ex novo. Il 51 per cento dei lettori di blog fanno anche acquisti online, il che spiega l’interesse del business per questo fenomeno. I lettori dei blog passano online in media 23 ore alla settimana, ovvero più di tre ore al giorno.
***
Un fenomeno parallelo è quello del giornalismo dal basso e partecipato (citizen journalism, grassroot journalism). Per una fase, nei mesi scorsi, esso è sembrato la nuova frontiera dell’informazione e molti esperimenti sono stati avviati. Ecco alcuni esempi poco noti, per una volta non americani:
NowPublic (www.nowpublic.com) è un sito partecipativo nato a Vancouver in Canada, che ha raccolto investimenti per 10,6 milioni di dollari. Viene alimentato da 170 mila reporter spontanei in 140 paesi. Il suo fondatore, Leonard Brody, ha dichiarato: «Abbiamo capito che c’era bisogno di un nuovo tipo di agenzia capace di raccogliere, organizzare e distribuire l’informazione». La speranza è di diventare la prima agenzia di stampa al mondo. Collegandosi a NowPublic si vedono le notizie emergere una dopo l’altra, sia pure in maniera caotica (felicemente caotica): la pagina elenco si anima in continuazione di fatti minuscoli, di immagini appena aggiunte, di rilanci da altre fonti.
Agoravox (www.agoravox.com) è un caso europeo, nato in Francia nel 2005 per iniziativa di Carlo Revelli e Joël de Rosnay. Conta su 956 autori-giornalisti e 1,2 milioni di visitatori. Revelli è ben consapevole che non tutti possono essere giornalisti e quindi propone un modello di giornalismo civico leggermente diverso: la redazione propone dei temi e delle inchieste, che un redattore centrale coordina, raccogliendo in contributi dal basso.
Rue89 è anch’esso un quotidiano francese (il manifesto ne ha parlato nelle settimane scorse), creato da un gruppo di giornalisti professionisti usciti da Libération per tentare una strada nuova, più dinamica e libera. In questo caso il modello, attivo dal maggio scorso, è misto perché cerca di mettere a frutto il contributo di tre popolazioni: i giornalisti di mestiere, gli esperti e i cittadini. A questi ultimi si rivolge così: «Voi siete i migliori testimoni della vostra attualità. Spediteci le vostre informazioni e i vostri link preferiti. Contattateci per proporre articoli, foto e video». I lettori sembra stiano crescendo significativamente, gli argomenti coperti sono tutti quelli di un vero quotidiano generalista, con sezioni anche in inglese (Street89) e spagnolo (Calle89) e per settembre è prevista una nuova versione.

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