Chips & Salsa

articoli e appunti da franco carlini

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Archive for the ‘cellulari’ Category

Effetto Wal-Mart nei cellulari

Posted by franco carlini su 8 marzo, 2007

F. C.
Si delinea l’effetto Wal Mart nella telefonia cellulare: noi tutti consumatori siamo molto contenti che sia stata abolita l’offensiva ricarica a costo fisso e vivi applausi ha ricevuto ieri la proposta dell’antitrust di togliere anche lo scatto alla risposta. Ogni consumo di massa che costa di meno non può che essere gradito. Ma a quale prezzo? A Wal Mart lo fanno attraverso un outsourcing spinto e lavoratori sotto salariati. Poiché l’unica voce fissa per le imprese sono i margini di guadagno, esse operano, anche demagogicamente, nell’abbattere i prezzi tagliando i costi, essenzialmente quelli della forza lavoro.
Una tendenza del genere già emerge nella questione telefonica e se ne vedranno gli effetti nei prossimi mesi. Qualche sindacato peraltro ha lanciato l’allarme e la Wind dell’egiziano Sawiris, che puntava su un’offerta commerciale più economica degli altri, lascia intendere che le ricariche gratis le pagheranno i lavoratori dei call center – che peraltro già bene non stavano. Semmai il contrario.
La contraddizione è nelle cose, oltre che nelle volontà dei singoli attori: c’era una volta, dieci anni fa, un mercato quasi di lusso, dove ogni operatore telefonico poteva fare prezzi, anche alti, perché quello non era un servizio universale da garantire a tutti a costi ragionevoli. Con benefici anche per lo stato perché là dove ci sono margini, lì corrono le tasse: tassati gli abbonati, impossibile detrarre i costi per l’uso professionale del telefonino. Tutte voci che Bersani non tocca, perché Tommaso Padoa Schioppa lo sgriderebbe. Ovviamente è più semplice decurtare per decreto il fatturato delle imprese. Ma così facendo, mentre si fanno contente le più demagogiche tra le associazioni dei consumatori, si passa la patata bollente al collega Cesare Damiano, al ministero del lavoro. Il mito del low cost prima nelle linee aeree, ora nei cellulari e prossimamente nelle auto Fiat, è allettante, ma ne vanno lette tutte le facce perché la coperta è evidentemente corta e i piedi al freddo rischiano di essere quelli dei più deboli. Non quelli di Marchionne, né quelli dei proprietari inglesi di Vodafone, egiziani di Wind o cinesi della 3. E nemmeno di Tronchetti Provera.

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Grissini, ricariche e benzina

Posted by franco carlini su 8 marzo, 2007


Il decreto Bersani è una (doverosa) «regolamentazione», non una «liberalizzazione»
Una scelta «furba» di marketing – dividere i costi delle telefonate dai costi commerciali della ricarica – si è rivelata a lungo andare un errore di marketing. Per i gestori è l’ora di dare l’addio al ricordo dei profitti d’oro

Franco Carlini
Costi di ricarica telefonica. Quella finalmente attiva e voluta dal ministro Bersani, è stata impropriamente chiamata «liberalizzazione», anche se si tratta più esattamente di una «regolamentazione». Se libero mercato fosse, ogni operatore dovrebbe essere libero di segmentare a suo piacimento la sua offerta e il «consumatore informato» scegliere quella per lui più conveniente. Ma il libero mercato, come noto, esiste solo nei manuali universitari, mentre il mercato reale, nei telefoni come in altri servizi o beni, ha sempre bisogno di un quadro di norme. Quelle decise dal governo vanno nella direzione della trasparenza; e lo stesso vale per i servizi bancari e assicurativi, imponendo oneri alle aziende per tutelare i cittadini consumatori. Se non altro perché, come i premi Nobel dell’economia ci hanno insegnato, nel mercato ci sono sempre delle asimmetrie informative tra il venditore, pienamente consapevole dei costi e del valore di ciò che offre, e il compratore, che, anche quando scrupoloso, non sempre è messo in grado di conoscere il valore di ciò che acquista.
Nel caso delle ricariche delle schede di telefonia cellulare, gli operatori italiani avevano tutti adottato una tecnica di marketing che consiste nello spezzare l’offerta in una parte destinata a coprire la gestione logistica della ricarica e in un’altra legata al consumo. Certamente avrebbero potuto fin dall’inizio non far pagare la ricarica, semplicemente spalmando quella voce sulle singole telefonate. Far pagare le ricariche a parte voleva segnalare ai consumatori che l’operazione di metterle a disposizione dai giornalai o negli sportelli Bancomat comportava dei costi che non dipendevano da loro aziende, mentre l’offerta «vera» e competitiva di Tim, Vodafone, Wind e 3, era l’altra fetta, affidata ai piani telefonici. Poteva essere un criterio sensato, se non fosse che il prezzo delle ricariche si discostava troppo dai costi reali per gestirle e quel sovrappiù diventava invece una voce di guadagno nascosta. Alla lunga il marketing furbo si è rivelato un errore di marketing, a fronte di una platea di clienti smaliziata e combattiva.
Il sistema del costo fisso di ricarica è del tutto analogo alla voce «coperto» dei ristoranti: il costo totale di una cena viene scorporato in una parte fissa, destinata a pagare il cestino di pane e il lavaggio dei tovaglioli, e in una variabile, che dipende dai piatti e dai vini scelti. L’anno scorso una decisione dell’assessore al commercio della regione Lazio, ha deciso di abolirli del tutto. Di solito si tratta di somme che vanno da 1,5 euro in su. Oggi, peraltro, molti ristoranti non solo non hanno più quella voce, ma addirittura offrono spumantino e appetizer «gratuitamente» e in coda aggiungono, senza sovrapprezzo, la piccola pasticceria, il superalcolico digestivo e persino della dolciastra Sambuca, per chi la ami. Anche in questo caso il trucco di marketing serviva a far apparire meno costosi i singoli piatti, ma, a ben vedere, per il portafoglio del cliente la presenza o l’assenza del coperto non cambia poi molto: semplicemente il pane e le tovaglie vengono distribuiti sul costo dei singoli piatti, non diversamente dalle altre spese generali come affitto, luce, personale.
Nel mercato della ristorazione, così come in quello della telefonia mobile, l’importante è almeno che il cliente possa sapere in anticipo e con assoluta chiarezza cosa spenderà. Ma se per i ristoranti è più facile, molto meno lo è per i telefoni, perché nessuno sa a priori quanto telefonerà e a chi, mentre i piani telefonici offerti dai gestori sono in continuo cambiamento e vengono costruiti pensando a un pubblico segmentato per diversi profili di clienti: chi telefona solo a un gruppo ristretto di persone, chi telefona per lavoro, magari a tanti numeri fissi, chi fa soprattutto Sms eccetera. La pubblicazione di chiare tabelle sui siti e nei depliant, richiesta dall’Autorità delle comunicazioni, sarà un passo in avanti, ma non necessariamente si tradurrà in risparmio, sarà bene esserne consapevoli, perché nei conti degli operatori telefonici la variabile indipendente, da cui tutte le altre discendono, è il margine di profitto. Essi sono ormai rassegnati a non godere più delle alte percentuali di una volta, non certo a ridurli troppo. Gli utenti, per parte loro, continueranno a versare alle casse dello stato 5,16 euro di concessione governativa, se hanno un piano in abbonamento anziché una carta ricaricabile. E’ una somma estorta in cambio di nessun servizio, pura tassazione. Che ovviamente Bersani non si sogna di toccare, così come, mentre flebilmente protesta con i petrolieri, incassa Iva in più per ogni aumento della benzina.

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Cellulari in cerca di futuro

Posted by franco carlini su 22 febbraio, 2007

editoriale

F. C.

Effettivamente non c’era bisogno di aspettare la gran fiera di Barcellona della telefonia cellulare, il 3GSM, per sgranare gli occhi e apprendere le tendenze. Perché queste sono in atto da tempo:
(1) La prima è che i consumatori – implacabili – con il telefonino continuano a fare due cose soltanto: telefonare, appunto, e spedirsi sms. Queste due attività rappresentano l’85-90 per cento del fatturato degli operatori.
(2) Ciò significa che la terza generazione cellulare con tecnologia Umts è stata un fallimento. Le persone non hanno premiato né i servizi web Gprs «a giardino chiuso», né i video-fonini, né i tv-fonini. Non si vedono segni significativi di inversione di rotta.
(3) Grazie alla microelettronica una ventina di oggetti della vita quotidiana sono stati compressi, virtualizzati e parzialmente integrati nei telefoni cellulari e altri stanno per entrarci. Tra la nuove funzioni aggiunte quelle veramente di successo sono soprattutto due: la macchina fotografica digitale e il lettore di brani musicali.
(4) Anche se molti (troppi) parlano di tv sul cellulare, la tendenza già in corso, ma destinata a divampare, è quella di cellulari che permettano pienamente di navigare sull’internet, anche in mobilità. Se oggi i cellulari-computer costano attorno ai 600 euro, non è azzardato immaginare che nel giro di pochi anni tutti saranno dotati di questa possibilità e che costeranno 100-200. I cellulari-computer cresceranno però in dimensioni, per fare spazio alla tastiera e puntando a sostituire i pesanti laptop: 3 etti soltanto anziché 2 chili di peso.
(5) Questo avrà conseguenza dirompenti perché produrrà praticamente un raddoppio della popolazione mondiale di rete rendendola, definitivamente, il canale di comunicazione globale del pianeta Terra. Ma nel breve periodo si vedranno conflitti accesi tra i diversi soggetti convergenti. Come faranno gli operatori a non farsi ridurre a semplici canali trasmessivi di bit altrui? Proveranno a realizzare i contenuti in proprio o stringeranno accordi con i giganti del web? E nasceranno nuovi fenomeni della comunicazione web-cellulare?
(6) E’ possibile che gli attuali cellulari multiuso, tipo coltellino svizzero, si segmentino di nuovo. Già oggi c’è chi preferisce avere in tasca due oggetti piccoli monofunzione, come un cellulare ultrapiatto e un iPod nano piuttosto che un oggetto unificato più complesso e ingombrante.

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cellulari / per trovare mappe e amici

Posted by franco carlini su 22 febbraio, 2007

Per chi dubitasse del fatto che il web si fa cellulare e viceversa, e solo a titolo di esempio, ecco le aziende con cui il più grande operatore di telefonia mobile, l’inglese Vodafone, ha stretto di recente accordi di collaborazione: MySpace, YouTube, eBay, Yahoo!, Microsoft, Google, praticamente tutti i giganti dell’internet. Sia chiaro: già oggi molti apparati cellulari permettono di andare in rete e navigare a piacimento; essi infatti incorporano un sistema operativo vero e proprio e i programmi necessari. Tuttavia ci sono ancora molti limiti, perché le connessioni senza fili sono spesso lente e perché i siti compressi nel poco spazio dello schermo cellulare risultano assai poco usabili. Gli accordi degli operatori telefonici con le aziende web servono a migliorare le connessioni e l’interfaccia. Con Yahoo! e Microsoft sarà dunque possibile fare dell’instant messaging (IM) anche in mobilità; vuol dire accedere alla propria lista di amici e avere con loro degli scambi di messaggi in uscita e in entrata, il che per essere apprezzato dovrà però costare quanto o meno di un «banale» Sms. MySpace, come noto, è un grande social network internazionale, dove ognuno può creare un suo profilo e alimentarlo di contenuti testuali e visuali; in questo caso ne viene offerte una versione «mobile». eBay, sito di aste e acquisti, propone anch’esso una sua versione in accordo con Vodafone; basterà scaricare il software opportuno. Il più interessante è verosimilmente l’accordo con Google: dai cellulari si potrà accedere al noto servizio del motore di ricerca chiamato Google Maps (http://maps.google.com/) che offre (gratuitamente sul web), le mappe stradali delle città del mondo con numerosi puntaspilli che mettono in evidenza ristoranti, bar, negozi, uffici eccetera. La versione mobile di questo servizio, che intanto debutta in Inghilterra, dovrebbe mettere a fuoco, automaticamente, le piantine stradali della zona in cui si trova il telefono.

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Non c’è pace telefonica

Posted by franco carlini su 8 febbraio, 2007

Franco Carlini

 

Una lettera della commissaria europea Viviane Reding ha chiesto lumi al governo italiano sul decreto che abbatte i costi delle schede ricaricabili dei telefoni cellulari. Obbietta che la decisione andava presa dall’Autorità delle comunicazioni e che non si tratta di una misura a favore della concorrenza. In effetti quella norma, certamente favorevole ai consumatori, più che una liberalizzazione è una ri-regolamentazione perché in un mercato concorrenziale ogni operatore dovrebbe essere libero di far pagare le ricariche quanto vuole e il consumatore sceglierà quella che più gli conviene – obbiettano i telefonici. In realtà la tecnica di suddividere il costo delle telefonate tra traffico e ricarica era pura cosmesi: gli operatori presentano dei piani tariffari convenienti, spostando in una voce collaterale una parte del costo. Allo stesso modo il fissare una scadenza temporale entro la quale la ricarica deve essere usata, pena decadenza, era un incentivo decisamente furbetto per incentivare le persone a telefonare di più. La decisione del governo potrà essere corretta nella forma, ma in sostanza è sana, a favore di una maggiore trasparenza di un importante servizio pubblico e decisamente di massa. Ma non ci si attenda dei veri risparmi: gli operatori certamente si sono già messi al computer, davanti a una bella tabella elettronica e spalmeranno in altro modo i ricavi attesi, come è lecito trattandosi di privati. Anche in questo caso i clienti sceglieranno le tariffe più convenienti.

Decisamente anticoncorrenziale, sempre in tema di telefoni, è la decisione del solito Tar del Lazio che ha bloccato la sperimentazione «Vodafone casa numero fisso». Autorizzata per soli due mesi e per 15 mila utenti campione, permetteva di dirottare sul proprio cellulare le chiamate al numero fisso, facendo a meno, appunto, dell’abbonamento Telecom. La decisione è venuta dopo un ricorso urgente di Telecom, che in precedenza, in altro tribunale, era riuscita a ridurre a sperimentazione quell’offerta del concorrente. In attesa di un attesissimo nuovo piano industriale e di equilibri interni definitivi, l’ex monopolista in questi mesi esibisce un grande attivismo legale. Secondo la pronuncia del Tar la sperimentazione avrebbe prodotto «pregiudizio grave ed irreparabile, quanto meno nella prospettiva concorrenziale». Ridicolo, se si pensa che sarebbe finita il 14 febbraio.

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cellulari. Al mercato delle forme

Posted by franco carlini su 8 febbraio, 2007

 

L’ultimo lusso, per chi creda che questa parola abbia ancora un senso spendibile, è il cellulare targato Prada, realizzato dalla casa coreana Lg. E’ nero, è sottile, tutto il corpo è occupato da un monitor touch screen, proprio come quello che la Apple intende lanciare a fine anno. Anche il Prada peraltro è in ritardo, chissà se sarà esibito alle regate di Coppa America, in aprile. In ogni caso costa tantissimo, pare 780 dollari. Certamente serve alla casa di moda italiana per dilatare il proprio brand, ma risponde anche al bisogno, per quanto fittizio, di una fascia di consumatori, quelli che, quando tirano fuori il cellulare di tasca, si aspettano di ricevere dei wow di ammirazione dagli astanti. Questo fenomeno nacque a sua tempo con il Rzr (rasoio) della Motorola, l’ultrapiatto a conchiglia che per una fase fece tendenza e permise alla casa americana di conquistare una bella quota di mercato. Si vendeva a 500 dollari, ora per poche decine.  Ma in questo settore da consumi di status, non per niente del tutto analogo a quello della moda, ogni nuova linea di successo è inevitabilmente soggetta a imitazione repentina. Se alla casa di abbigliamento spagnola Zara basta un mese per mandare nelle vetrine dei modelli economici che citano quelli delle grandi firme, nei cellulari servirà almeno un anno per copiare creativamente, ma ci si riesce benissimo. Così la corsa alla piattezza assoluta provvisoriamente è stata vinta dalla coreana Samsung, e la Motorola si trova di nuovo in difficoltà. Affida il suo recupero a un altro oggetto di prossima uscita, chiamato Sclp (da «scalpello»), con il che la lista degli utensili va quasi a finire, dato che cacciavite e martello non sono fascinosi. In questo mercato dell’esibizione mobile le prestazioni contano fino a un certo punto, la cosa importante è la forma e la geometria dei solidi è inevitabilmente limitata. (s. t.)


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Una voce mobile di qualità

Posted by franco carlini su 1 febbraio, 2007

L’industria della telefonia mobile è stata negli ultimi dieci anni un grande successo: nel mondo, in Europa e moltissimo nel nostro paese. Nella sola Italia sono in circolazione circa 70 milioni di schede (Sim); due miliardi circa sono gli utenti nel mondo. Il settore ha generato un enorme fatturato nonché margini di profitto a due cifre e intorno ad esso è nato un significativo indotto. Ne hanno goduto anche gli stati, grazie all’altissimo valore delle licenze Umts, assegnate all’asta, e alle tasse di concessione governativa che, mese dopo mese, vengono estorte agli abbonati. Ma le cose stanno cambiando per gli interventi dell’Unione europea e dei singoli stati. In Italia  sono da tempo stati abbattuti i costi della terminazione (le somme pagate per far atterrare una chiamata su un altro operatore); ora stanno per essere tagliati i costi delle ricariche, mentre quelli del roaming a scala europea (il passaggio sulle reti di altri operatori) verranno anch’essi ridotti. Infine, sempre in Italia, sembra che verranno aperte le porte agli operatori mobili virtuali, anche se, al momento delle licenze Umts era stato assicurato che ciò non sarebbe avvenuto prima del 2011. In prima fila tra i prossimi virtuali sembra esserci la Coop, in accordo con Tim, ma altri sono in lista d’attesa. Gli operatori mobili virtuali di rete (Mvno) in pratica affittano il passaggio sulle reti degli operatori esistenti e in proprio invece commercializzano le Sim. Verosimilmente giocheranno tutto sui prezzi, ulteriormente abbassando i costi delle chiamate cellulari, a vantaggio dei consumatori. Tutto ciò è abbastanza normale in un mercato aperto perché là dove ci sono profitti arrivano i concorrenti, erodendo le posizioni di chi già c’era. Tutto bene allora per i cittadini-consumatori? Fino a un certo punto. È ben evidente a tutti, per esempio, che la qualità della copertura del territorio è tuttora scadente: rumori, linee cadute, campo debole. Questo perché dopo aver steso le loro reti, un po’ tutti si sono fermati. La qualità del servizio non è eccellente e i consumatori cominciano a pretendere e comunque a chiedersi quando arriverà una voce ad alta definizione. Uno scenario di telefonia a basso costo ma a bassa qualità non è più accettabile e anche in questo caso non ci si può illudere che il miglioramento venga dagli operatori. Starà piuttosto ai governi alzare gli standard richiesti.

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cellulari. la televisione no!

Posted by franco carlini su 25 gennaio, 2007

Perché nonostante gli sconti, le offerte e i videofonini quasi regalati, il popolo consumatore non li compra e poco li usa per vedere la televisione sul cellulare? Qualche osservatore troppo entusiasta ha di recente annunciato che finalmente l’ora è arrivata. I molti cellu-spettatori che non arrivarono con i mondiali di calcio, infine si sarebbero buttati nella visione mobile, proprio in questi giorni, in una sola settimana, e tutto grazie al Grande Fratello 7, versione Alessia Marcuzzi. Sia lecito dubitarne. Che il direttore marketing e new media della Endemol, la casa produttrice di questo tormento, sia molto contento lo si può capire, dato che è riuscito a venderne i diritti a Tim, Vodafone, 3 e Wind, operatori cellulari tutti ugualmente ossessionati dall’ansia di avere anche loro quello che la concorrenza offre, anche quando non ne sono affatto convinti. Probabilmente mai sapremo, dalle quattro aziende in questione, quanto traffico hanno registrato in queste settimane, ma siamo pronti a ogni smentita delle nostre previsioni pessimistiche. Le quali si fondano non già su un giudizio negativo verso la televisione, stupendo strumento, ma sul semplice buon senso. Il quale ci dice che la fruizione degli spettacoli televisivi e l’uso del cellulare restano, almeno per ora, due cose abissalmente diverse. Nel primo caso ci si mette in poltrona, ci si rilassa, e ci si lascia piacevolmente «invadere» da quello che dal centro viene convogliato vero di noi. Proprio per questo gli schermi si fanno sempre più piatti, sempre più grandi e con definizione sempre migliore. Il che non vuol dire che sia passivizzazione e istupidimento, come dicono gli avversari più severi della televisione. Significa invece che gustiamo immagini e suoni da altri prodotti, lasciandoci prendere per mano dalle emozioni e dal filo del programma, per come gli autori lo hanno pensato. Non sentiamo nessun particolare bisogno di interagire né di modificare, allo stesso modo che un romanzo lo leggiamo per lasciarci condurre per mano dalla magia delle parole dello scrittore; i tentativi di creare romanzi a trama multipla o racconti televisivi da indirizzare secondo preferenza giustamente non hanno mai avuto successo. Moderno caminetto, la tv si presta anche a una visione di gruppo, familiare o amicale, gli eventi sportivi, in particolare, per i quali si organizzano cene e bevute, ma non solo loro. Con il telefono cellulare le dimensioni dei monitor non sono il problema principale perché ai fini della chiarezza delle immagini, quelli attuali anzi sono più che sufficienti, dato che quello che conta è l’angolo visivo: un monitor piccolo a 20 centimetri dagli occhi è lo stesso che uno grande a 4 metri. Potremmo anche dare per scontato che le reti cellulari di terza generazione (Umts) siano adeguate a servire molti utenti televisivi e che la tecnologia Dvb-h, (i segnali arrivano da «normali» antenne televisive, anziché da quelle cellulari) proposta da 3, copra bene tutto il territorio. Facciamo anche l’ipotesi che i costi della tv sul cellulare siano bassi, insomma che non ci siano troppe barriere al suo utilizzo. Ebbene, anche così resta una differenza profonda perché il telefonino è ed è vissuto come un oggetto assolutamente personale, cui si affeziona persino feticisticamente. Esso non è caminetto ma utensile individuale, quasi una protesi permanente (certi auricolari senza fili ne hanno persino l’apparenza). È strumento ormai essenziale per stare in contatto con altri umani cui teniamo, per amicizia come per affari. Dunque insieme individualistico, ma per fini di socializzazione a due vie: ascoltare e essere ascoltati, raggiungere ed essere raggiunti. Per molti che conducono una vita di lavoro affannata e scarsa di contatti umani gradevoli, il cellulare per strada o alla fermata d’autobus offre paradossalmente la possibilità di contatti amicali e genuini, senza fini di lucro né di affari. Strumento della chiacchiera gratuita, «just for fun», giusto per il piacere di farlo. Un’antropologa inglese ha paragonato questa fitta attività di pettegolezzi e parole in libertà al grooming praticato da molte scimmie: si toccano, si spulciano, si sfregano e non lo fanno solo per motivi igienici, perché questa è divenuto comportamento attività sociale con cui si costruiscono e rafforzano legami di gruppo. Fatta con la voce o con i servizi di brevi messaggi di testo (Sms), questa attività resta la principale e la motivazione prima all’uso intenso del cellulare. Tutte le altre funzioni, quella ventina di cose inserite negli apparati di cui si è detto la settimana scorsa (vedi https://chipsandsalsa.wordpress.com) sono accessori talora utili, talora meno, e tale risulta anche la tv. Se c’è, se funziona bene, se non costa troppo, la si può anche usare per vedere l’arrivo di una Formula Uno o qualche goal. Ma anche in questa collocazione psicologicamente secondaria, la tv nel cellulare esce sconfitta dalla radio incorporata o dal riproduttore di musica i quali possono essere usati facendo dell’altro.

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Il cellulare nella Rete

Posted by franco carlini su 18 gennaio, 2007

Franco Carlini

 

Una decina almeno di oggetti della vita quotidiana sono stati compressi, virtualizzati e parzialmente integrati nei telefoni cellulari e altri stanno per entrarci. Vediamoli.

1. Il telefono ovviamente, per le chiacchiere vocali, e questa resta la fonte principale del traffico e del fatturato. Non è stata una rivoluzione da poco e non è ancora ultimata, dato che la linea cade e il campo un po’ c’è e un po’ no; siamo in paziente attesa di una voce ad alta definizione.

2. Insieme al telefono quella scatoletta chiamata segreteria telefonica con il nastro registrato e il messaggio spiritoso non esiste quasi più perché i messaggi vocali li recapita l’operatore telefonico. 3. Comunque quei messaggi sono spesso sostituiti dagli Sms, che rimpiazzano le lettere di carta e la casella della posta, nello stesso tempo creando uno stile di comunicazione totalmente nuovo.

A questi oggetti di base, tipici del cellulare, i progettisti hanno via via aggiunto:

5. una macchina fotografica digitale

6. una video camera digitale

7. un registratore audio

8. una radio

9. una televisione

10. un riproduttore di musica

11. un riproduttore di filmati

12. una console da videogiochi

13. l’analogo dell’agenda di carta degli appuntamenti e delle cose da fare.

14. la rubrica dei telefoni e degli indirizzi

15. l’orologio e la sveglia

16. La pila portatile: da quando i monitor sono particolarmente luminosi, parecchie persone usano il cellulare per aggirarsi nelle stanze d’albergo sconosciute, alla ricerca dell’interruttore.

 

Nuovi-vecchi oggetti, poi, sono in coda per essere anche loro compiutamente inseriti nel cellulare, e altri ancora verranno:

17. il portafoglio con le sue carte di credito e le sue monete, che cominciano a essere sostituiti dai pagamenti senza fili, per l’autobus come per i pedaggi. Un annuncio in questa direzione è appena stato fatto da Visa e Nokia.

18. l’atlante stradale, grazie alle mappe che il cellulare può contenere

19. le chiavi della porta di casa, eventualmente da aprire con un comando wireless

 

Questa compressione in uno scatolino di pochi centimetri di molti oggetti fisici che avevano  accompagnato finora le nostra attività e che spesso riempivano le valigette ventiquattrore è sconvolgente. Segnala quanto micro davvero sia diventata la microelettronica e quanto l’azione congiunta di hardware e software abbia abbattuto i costi: provate a calcolare quanto costerebbe acquistare separatamente i singoli oggetti sopra elencati.

Nello stesso tempo dimostra l’importanza della rivoluzione dei computer: tutto questo è oggi possibile e ci appare normale e ovvio, senza nemmeno chiederci il perché, grazie al fatto che verso la metà del secolo scorso un po’ di persone, ebbe l’idea di realizzare non già una macchina da calcolo, ma piuttosto una macchina general purpouse, cioè programmabile agli usi più diversi, dalle buste paga dei dipendenti alla soluzione delle equazioni differenziali. In elaboratore insomma, dove un processore generico si piegasse docilmente ad eseguire ogni istruzione che il software gli comandava.

 

Il nuovo cellulare che si delinea dunque, la tendenza già in atto che Steve Jobs, con il suo fascino freddo e con il logo sfavillante, ha solennemente consolidato la settimana scorsa a San Francisco: il telefono cellulare, come l’abbiamo usato negli ultimi dieci anni sta cambiando ancora e la sua vocazione centrale sarà di essere l’apparato personale di relazione con gli altri, sempre di più attraverso la rete Internet. Convergenza dei mondi, insomma, quello delle telefonate vocali e degli Sms insieme a quello della posta, dell’Instant Messaging, dei siti e dei nuovi servizi web.

La scena che si delinea è dunque questa: l’Internet è così importante per la vita di milioni di persone che la possibilità di averla sotto le dita in ogni momento diventa il vero plus.  E viceversa avere Internet sul cellulare aumenterà gli utenti della rete stessa, senza bisogno di Pc né di cavi fissi. Ma il modo di andare in rete può essere molteplice: i network degli operatori cellulari (specialmente nella versione Hdspa, una banda larga senza fili), ma anche WiFi e WiMax. Per quanto gli operatori cellulari cerchino di proteggere gli investimenti già fatti nelle reti di terza generazione (Umts), la strada inevitabile è quella dell’agnosticismo: gli apparati prendono la connessione da dove c’è, alle migliori condizioni di prestazioni e prezzi. Saltano senza sforzo dall’una all’altra, in maniera trasparente (cioè invisibile) agli utenti. Tutto questo sta già avvenendo, prima che iPhone arrivi (a fine anno in Europa). Esistono cellulari dual mode, esistono decine di modelli smart e naviganti. Sarà lo standard, a prezzi molto più contenuti, nel giro di pochi anni.

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Cellulari Ip e agnostici

Posted by franco carlini su 12 gennaio, 2007

Un unico pregio ha la discesa di Steve Jobs nel mondo della telefonia mobile: rafforza, con il peso di un brand prestigioso, una tendenza che era già in atto e che diventerà lo standard della gran parte dei telefoni del mondo. I suoi elementi sono:

Tutti i cellulari accedono a Internet, liberamente. L’Internet è così importante per la vita di milioni di persone che la possibilità di averla sotto le dita in ogni momento diventa il vero plus. Tanto più se crescono, come stanno crescendo, i servizi di localizzazione: a portata di monitor intanto le informazioni locali, e poi anche tutte le altre.

Ma il modo di andare in rete può essere molteplice: i network degli operatori cellulari (specialmente nella versione Hsdpa, una banda larga senza fili), ma anche WiFi e WiMax. Per quanto gli operatori cellulari cerchino di proteggere gli investimenti già fatti nelle reti di terza generazione, la strada inevitabile è quella dell’agnosticismo: gli apparati prendono la connessione da dove c’è, alle migliori condizioni di prestazioni e prezzi. Saltano senza sforzo dall’una all’altra, in maniera trasparente (cioè invisibile) agli utenti.

A differenza dei Pc, il cellulare è davvero un oggetto personale, la cui funzione prevalente è quella di mettere in contatto le persone. Per questo saranno sempre più apprezzate le funzioni di Instant Messaging e localizzazione degli amici.

Nel tempo alcune delle molte funzioni che oggi sono state impilate nei cellulari potranno abbandonarli: ci sarà sempre chi preferisce una camera fotografica vera e quanto all’ascolto di musica e alla visione di filmati, anche in questo caso molti preferiranno (già oggi lo fanno) farlo con un oggetto separato.

Tutto questo sta già avvenendo, prima che iPhone arrivi (a fine anno in Europa). Esistono cellulari dual mode, esistono decine di modelli smart e naviganti. Sarà lo standard, a prezzi molto più contenuti, nel giro di pochi anni.

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